Recensioni
Radwan Ghazi Moumneh & Frédéric D. Oberland
Eternal Life No End
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Elena Raugei
- 3 Aprile 2026

Una notte buia e maledetta, proprio come i cercatori stessi. Questa è la traduzione letterale, dall’arabo, del primo album co-firmato da Radwan Ghazi Moumneh, meglio noto come Jerusalem In My Heart, e Frédéric D. Oberland (Oiseaux-Tempête), nato da una collaborazione che si è sviluppata nel corso degli anni, anche loro, sì, cercatori di suoni fuori dalle rotte prestabilite. Registrato tra Montreal e Parigi, Eternal Life No End è un grido di protesta altamente poetico contro le ingiustizie, i genocidi e le visioni colonialiste che affliggono la regione SWANA, laddove si fondono dunque misticismo e politica.
La voce di Radwan, spesso processata, sempre in arabo, anche a buzuk, rababa e percussioni come bonghi, si interseca con Buchla e sistemi modulari, sax, clarineau e campane, maneggiate da Frédéric, quest’ultimo nel ruolo di produttore, entrambi alle ulteriori prese con synth e drum machine.
Nelle note stampa i due sono descritti come Dante e Virgilio all’Inferno, dove striscerebbe d’altronde benissimo il serpente a due teste raffigurato sulla copertina dell’artista libanese Farah Fayyad. Il lirismo che si raggiunge a volte nelle sette estese tracce in scaletta va però dagli abissi in sù, in alto: è il caso dello squarciante post-rock sperimentale dell’iniziale Squeal Of Swine – خنخنة خنازير, un lamento tradizionale eppure moderno, quasi sci-fi, per la perdita dell’umanità che prosegue con la successiva Dagger Eyes – عيون ملأَى طعون, addolcita dalle melodie dei fiati.
C’è poi un uno-due minimale: A Silence With No Ceiling – لا للصمت سقف sono circa otto minuti crepuscolari-desertici di corde acustiche e soffi negli strumenti, completata in qualche maniera dal registro ultraterreno di A Shadow With No Silhouette – لا للظل ملامح, al cuore del lavoro. L’ombroso pezzo-chiave The Serpent – بسمة افعى, accompagnato da un video in super 8mm che include filmati delle proteste parigine per Gaza, si snoda riprendendo il discorso elettronico che va poi a concludersi con la geniale dancehall lo-fi di A Dream That Never Arrived – حلم لا يجيء e la soffusa etno-ambient post-apocalittica di Walked And Walked – سار و سار . A oggi, una delle migliori partnership dell’anno, mentre l’augurio è che quei rettili dell’artwork, intrecciati-fusi tra loro, si trasformino in un uroboro in grado di trascendere la morte, ogni morte, verso l’eternità. Senza fine.
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