Recensioni

This is really happening
Fra tutte le celebrazioni discografiche che ormai scandiscono i nostri calendari settati su un eterno, nostalgico presente, quella congiunta di Kid A e Amnesiac era certo una delle più attese e, per certi versi scontate. I due dischi “gemelli” con cui venti anni fa i Radiohead dell’era post-Ok Computer entravano e ci accompagnavano nel nuovo millennio, sono notoriamente scaturiti dalle stesse sedute di registrazione e compongono, di fatto, un unico corpus artistico; ed è altresì noto che la quantità di musica scritta, provata e registrata dal quintetto per quel progetto andava ben oltre gli angusti confini di due album singoli (o un album doppio, come è lecito pensare avrebbe dovuto/potuto essere in partenza alla luce di questa ripubblicazione).
In realtà, proprio come nel caso di OKNOTOK (la riedizione di Ok Computer del 2017) e i suoi tre inediti, Kid A Mnesia non riserva particolari sorprese, a parte i due singoli If You Say The Word (cui abbiamo dedicato un piccolo approfondimento) e Follow Me Around (brano feticcio della fan-base tra i tanti lasciati nel cassetto, e sostanzialmente rimasto allo stato di demo acustico) e relativi video.
Sul contenuto dei due dischi principali – che, eccetto la crasi del “nuovo” titolo, restano di fatto due entità autonome come erano in partenza – non riteniamo necessario aggiungere molto in questa sede rispetto a quanto già detto altrove; vi rimandiamo dunque, volentieri, alla lettura di The Gloaming del nostro Stefano Solventi e del recente This Isn’t Happening – Radiohead’s ‘Kid A’ and the Beginning of the 21st Century di Steven Hayden (oltre che agli approfondimenti presenti su queste pagine).
Basti dire che, ascoltati ancora una volta, in sequenza e in un nuovo contesto che pure non ne modifica di una virgola né forma né sostanza, Kid A e Amnesiac ci parlano esattamente nello stesso modo di venti anni fa. Anzi, forse suonano persino ancora più urgenti e forti, tanto nel messaggio quanto nel medium. Detto altrimenti, non sembra di ascoltare una musica storicizzata – forse perché, concedeteci la banalità, la vera musica del futuro sembra sempre del futuro, perché il futuro è una categoria fuori dal tempo. O forse perché il mondo è diventato, se possibile, un posto ancora peggiore rispetto all’epoca dell’uscita, un posto di cui quella musica era sinistra previsione; quelle ansie, angosce e paure che al tempo sembravano contemporanee e futuristiche ormai sono eternizzate (ovvero eterne, poiché connaturate all’uomo). E dunque, il loro corrispettivo musicale non può fare eccezione: onestamente, né nel catalogo successivo della band madre, né al di fuori, ci vengono in mente degni corrispettivi o “figli” – o comunque, lavori discografici che abbiano avuto lo stesso impatto nell’immaginario collettivo. Resta, dunque, intatto il senso costante di sfida, di avventura, di riscrittura e aggiornamento dei codici musicali di certe avanguardie nel tentativo di creare una nuova lingua, in un esperimento avant-pop (Kid A toccò la vetta delle classifiche, ricordiamolo) che non può essere né proseguito né davvero emulato.
Tutt’al più – e qui viene la sorpresa – quell’esperimento può ancora essere arricchito ed espanso, inglobando una nuova esperienza multimediale che prende vita dall’artwork di Thom Yorke e Stanley Donwood: la mostra virtuale, scaricabile gratuitamente dal 18 novembre su PC, Mac e Playstation – Kid A Mnesia Exhibition. Concepita inizialmente come esperienza reale al V&A Museum di Londra, la sua impossibile resa effettiva – causa Covid e logistiche titaniche: avrebbe dovuto svolgersi dentro degli enormi container itineranti … – ha portato i creatori ad escogitare qualcosa di completamente diverso. Tra foreste, ghiacciai, paesaggi innevati, labirinti sotterranei, piramidi altissime e una serie di stanze stracolme di easter eggs e tonnellate – tonnellate! – di artwork, Kid A e Amnesiac diventano un universo alternativo, reso pienamente esperibile, dove illustrazioni e testi sono componente cruciale e imprescindibile dalla musica stessa, che resta ovviamente sovrana, parte integrante e viva di un’esperienza sensoriale totalizzante.
Anche se non si ha dimestichezza con il mondo dei videogame, non possiamo che caldeggiare, fortemente, questa exhibition interattiva che in un certo senso completa, pur a quattro lustri di distanza (grazie a una tecnologia non disponibile a suo tempo, ovviamente), l’opera concettuale Kid A Mnesia conferendole un senso nuovo e più compiuto. Un vero upgrade, che apre nuove possibilità alla espressività dei musicisti attraverso media differenti.
Così il terzo album di questa ristampa, Kid Amnesiae, acquista maggiore senso se collocato all’interno di tale operazione di aggiornamento. Laddove secondo gli standard delle ristampe espanse correntici si sarebbe aspettato una serie ben più nutrita e soddisfacente di outtakes, versioni alternative ed inediti, la proposta qui è scientemente selezionata e “sacrificata”, presentando altresì frammenti sonori (due Untitled, How To Disappear Into Strings e Pyramid Strings) che, come si scopre esplorando, accompagnano momenti cruciali della mostra, insieme a un suggestiva versione di Like Spinning Plates (con una strofa in più e l’accompagnamento al piano noto nella versione live) e una Pulk/Pull che muta in True Love Waits (e viceversa). Se, a parte gli inediti citati in apertura, non restano che curiose versioni alternative di Fog, Morning Bell e Fast Track, la risposta è che i Radiohead hanno semplicemente scelto di lasciare il resto nel cassetto; d’altronde, il loro scarso interesse per questo genere di archeologia / bric a brac sonoro era già trapelato ai tempi del leak dei Minidiscs di Ok Computer.
Più interessante, forse, provare a ampliare il significato di quanto già pubblicato; d’altronde, la ripubblicazione, l’approfondimento e l’espansione contenutistica da parte degli stessi artisti di ciò che è ormai storicizzato può avere senso solo così, e può essere valutato da noi come documento per una nuova, e più completa, visione critico-storica. In casi come questo, se si ha l’intelligenza dei Radiohead, la ristampa può diventare perfino un atto artistico.
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