Recensioni

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L’ultimo album del produttore di Houston, Texas Eric Burton marca un’ulteriore, e forse la più radicale, svolta di Rabit all’insegna dell’astrazione. Laddove What Dreams May Come, del 2022, complici gli innumerevoli contributi vocali di artisti come Eartheater e Embaci, sembrava riaprire le porte al formato canzone via via abbandonato a partire da Les Fleurs du Mal (2017), il nuovo Stranger in a Strange Land perde appigli a parole e beat sostenuti, vagando in un limbo a metà strada tra musique concrète e rumorosi cenni alla sua adorata chopped & screwed.

Nonostante la copertina ci presenti con un ritratto a raggi X di un corpo adornato da protesi tecnologiche, inclusa una minacciosa pistola, in queste undici tracce Rabit e i suoi collaboratori fanno di un intestardito ermetismo la loro arma di difesa principale. Assieme al rapper islandese Lord Pusswhip, Rabit intesse un sincopato tributo al Badalamenti di Twin Peaks (ghost), mentre a quattro mani con Lolina concepisce una sorta di hauntologico divertissement catatterizzato da un parodico recupero di sonorità anni Ottanta (southside). Che le due icone dell’underground anni Dieci abbiano unito le forze per questi due minuti senza apparente direzione risulta al contempo molto on brand e un’occasione mancata.

Più nutrito il contributo della compositrice di Bristol Sarahsson, la cui collaborazione oltre i sei minuti venice beach, impreziosita da evanescenti cori e radiose texture ambient che non stonerebbero su un disco di Julianna Barwick, assurge a brano centrale e punto di snodo tra l’intangibilità degli episodi del disco più scarni (sloth, jupiter, dark matter), e il potenziale narrativo di tracce più metamorfiche come le ottime narcotic e xe. La prima, in particolare, ben sintetizza la reticenza quasi sadistica dell’ultimo Rabit: un beat trip-hop vecchia scuola apre le danze per poi venir abbandonato dopo qualche secondo. Resta una cavernosa linea di sintetizzatore che si contorce nel vuoto al rallentatore, abbastanza isolata da lasciar affiorare, in sottofondo, una serie di rumori, ticchettii e sample indecifrabili di altre tracce, sulle quali, si capisce, non è dato indagare ulteriormente.

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