Recensioni

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Fai partire Yer All In His Dreams, brano d’apertura della nuova fatica targata Purling Hiss, e vieni investito da questa sensazione di familiarità. Mike Polizze baccaglia con strati di distorsioni, powerpop scanzonato e muscolare e rock da FM americana sin dall’adolescenza. Quando nel 2010 ha iniziato a pubblicare brogliacci di canzoni tenute insieme dal suono del fuzz, si è affermato come l’erede di una tradizione che affonda le radici negli anni Novanta, nell’elettricità del grunge, nell’approccio informale del lo-fi e nella grana melodica di band come Dinosaur Jr e Guided By Voices.

Negli anni ci sono stati poche ma significative variazioni da quella formula: nel 2014 l’album Weirdon lo vedeva compromesso con un folk rock che faceva pensare ad una svolta all’insegna della classicità Americana. Non fosse che già con il successivo High Bias tornava ad una spigolosità punk e post punk che in sede di recensione aveva fatto spendere il nome dei Wipers. Come spesso capita in questi casi, la fine della lunga pausa coincide con un album che non si limita a mettere insieme tutte le anime del progetto, ma le perfeziona e le integra grazie ad una raccolta di brani dal grande appeal e dalla solida struttura.

Oggi è fin troppo facile identificarlo come un di J Mascis dalle velleità meno autoriali, ma anche meno ombelicale nelle sue elucubrazioni da slacker. Quello che interessa a Polizze è scolpire nel rumore il perfetto verse-chorus-verse, la melodia contagiosa, meglio se euforica. La prima parte dell’album (composto solo otto tracce e senza un minuto superfluo) lo vede deragliare su powerpop song ipercinetiche, fino al punto di non ritorno dello scellerato martellare spensierato di Baby.

Con Out The Door si amplia lo spettro emotivo, ma non quello sonoro. La malinconia viene tagliata con elettricità satura e mini assoli liberatori. Il suono del fuzz è come un drone, un fil rouge che lega insieme tutti i brani e si inserisce anche nei frangenti più riflessivi. Tale uniformità avrebbe potuto essere il limite del disco se Polizze non avesse il dono della coincisione.

Le uniche eccezioni sono rappresentate dalle due lunghe jam finali, che più che al solito J Mascis fanno pensare al concittadino Kurt Vile. Come lui, Polizze compone piccole memorabili canzoni che sembrano essere sempre esistite, da cui lasciarsi sopraffare, ma anche avvolgere come una calda e confortevole coperta.

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