Recensioni

Se nel disco scorso la band aveva provato qualche strada nuova, sia pure in territori da sempre contigui al punk come lo ska e il reggae, nei cinque brani di questo nuovo EP (prima parte di due, compromesso tra pubblicare un intero nuovo album e, come aveva proposto la label, distribuire le canzoni su vari singoli) si tiene sul classico: punk anthemico a manetta, tutto elettrico (tranne un piccolo inciso di acustica in Conto su di te e i sitar che aprono U-Soli) dalle melodie efficaci, nel quale lo sguardo sulla contemporaneità e sulla politica parte sempre da un punto di vista quotidiano e personale – già ai tempi di Il lato ruvido dichiaravano di essersi «messi in soggettiva», e in un’intervista a AllmusicItalia definiscono questa come la «prima tappa di un percorso di autocoscienza collettiva». L’idea di mettere insieme questa con la politica potrebbe far pensare a Gaber: siamo lontani, ma se il cantautore milanese intitolò un disco La mia generazione ha perso, in Conto su di te si dice «La mia generazione ha perso la memoria» – e già l’iniziale Fermati e respira sembra suggerire un approccio zen per affrontare la vita quotidiana, mentre la title-track parla del sentirsi fuori posto nel mondo com’è fatto.
C’è anche qualche finezza nei testi: vedi la citata U-Soli, dove il nome della discussa ipotesi di dare per legge la cittadinanza a chi nasce in Italia si trasforma in «you soli», per lanciare il messaggio di unità contro «i muri che non hanno mai nascosto i problemi» rovesciando la prospettiva, con i migranti di seconda generazione che dicono «da soli non ce la fate», o «ti ho sempre sopportato – non ti sopporto più» in Due minuti di odio, nella quale l’abusata rima cuore-amore trova una declinazione originale («non si vive soltanto d’amore / anche l’odio fa parte del cuore»). Le strade sono le solite, ma velocità e grinta richieste ci sono, e forse le novità si stanno aprendo nei testi.
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