Recensioni

«Uno dei nostri punti di forza era ed è rimasto il seguito di amici che ci portiamo dentro dagli inizi, quando in trecento ci seguivano dal paese ovunque, pogando sotto il palco in anni in cui il pogo manco esisteva. Il primo concerto vero lo facemmo al teatro di Rescaldina nell’89. Ci iscrivemmo a una gara per emergenti, tipo rock italiano con tastiere: ci presentammo con Fegato Centenario, il nostro primo pezzo punk di tutta la vita nato così senza pensarci troppo e ispirato dal pogo dei nostri amici fan». Così ricordava l’inizio dell’avventura della band il bassista Paletta, in un’intervista a Repubblica nel 2015. Hardcore senza pietà, un piccolo gruppo di fedelissimi sempre presenti a tutti i concerti, il pogo come emblema d’identificazione, l’essere CONTRO come fede e ideologia, le chitarre roventi che accendono l’energia nei piccoli club prima e nei centri sociali dopo. Così sono nati i Punkreas e così sono ancora 25 anni dopo, 11 album dopo, di cui solo uno live (troppo poco). Trent’anni separano il mitico primo singolo Indigesto dal loro ultimo LP uscito nell’aprile del 2016 e intitolato Il Lato Ruvido. In mezzo il proliferare dei centri sociali, le prime repressioni, l’hardcore come vessillo di resistenza, i primi demo usciti in 600 copie diventati introvabili e poi rieditati, i primi album per le etichette (veramente) indie, il passaggio alla major Universal e gli scazzi con gli irriducibili della prima ora, le contaminazioni musicali con il verbo reggae e ska, l’impegno per la liberalizzazione delle droghe e contro le basi NATO, l’arretramento dopo Genova 2001, la lotta per conservare quel poco di spazi liberi ancora possibili.
Di una cosa va dato atto ai Punkreas: non difettano e non difetteranno mai di sincerità e coerenza. In fondo non c’è molta differenza fra il loro primo album United Rumors Of Punkreas (che è del 1992, un’era geologica fa) e la loro ultima fatica. Le chitarre abrasive e le batterie tribali, i testi di denuncia, ci sono ora come ci furono allora e come ci sono sempre stati: in questi anni i Punkreas sono cresciuti con la stessa attitudine al suono e alla furia destabilizzatrice che ne fa innanzitutto un gruppo live. Naturalmente ci sono da considerare i sostanziali limiti stilistici di due generi come l’hard-rock e l’hardcore, il primo sempre rimasto una musica dura e violenta per giovani ribelli, il secondo un idioma del punk rock declinato in forma più oltranzista. Nella versione che ne hanno dato i gruppi storici italiani (penso anche ai Negazione, ai Raw Power, ai Kina) è stata anche denuncia sociale. In questo senso, nell’hardcore italiano mezzo e messaggio coincidono.
Forse non si potrebbe chiedere di più ai Punkreas e al loro nuovo LP. I brani hardcore e hard-rock sono tutti lì e sono la maggioranza (8 su 12), come di rigore. Sono compitini ben fatti con parti vocali urlate fino a sgolarsi, con le chitarre al vetriolo e la sezione ritmica che vanno avanti a rotta di collo e all’unisono. Un paio di episodi (Salta e la title-track) parodiano volutamente gli Screeching Weesel e Ligabue, e sono quindi più divertenti della media. Sorprendentemente solo uno di questi brani (la finale Picchia Più Duro) ha anche un assolo di chitarra: se non altro la band non ha ceduto alla tentazione di replicare la figura del guitar hero, altra icona tipica dell’hard-rock. Le cose migliori sono i brani ska-punk Dal Tramonto All’Alba e Mi Piace (quest’ultima vicina alle novelty degli XTC), che introducono elementi più ballabili, e Condannato Alla Realtà, che è un mix di garage e rockabilly sulle tracce degli Stray Cats. Anche Modena-Milano – che vede la partecipazione dei Modena City Ramblers ed è nobilitato da un violino irish folk – e Va Bene Così – con intermezzo rap di Shiva – non sono male, proprio perché non rientrano nei cliché tipici del sound di riferimento.
La cattiva notizia è che, proprio per l’intervento di ospiti esterni in questi brani, la band è stata duramente criticata dai fan. Quella buona è che il gruppo è ritornato a farsi produrre da label indipendenti, addirittura un consorzio di 3 etichette, Canapa Dischi, Rude Records, Garrincha Dischi.
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