Recensioni
PFM - Premiata Forneria Marconi
Storia di un minuto
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Andrea C. Soncini
- 4 Maggio 2022

Se si cerca un anno mirabilis del Prog rock italiano, a pensare al 1972 non si sbaglia: i romani del BMS hanno esordito in maggio con l’album omonimo e in dicembre replicheranno con Darwin!, dischi entrambi di assoluto valore; Le Orme con Uomo di Pezza realizzano la sintesi insuperata tra canzone leggera italiana e Prog rock d’oltremanica; tutti baciati anche da fortuna commerciale.
Poi ci sono perle che sul momento suscitano meno scalpore ma col passare degli anni verranno rivalutate: come Aria di Alan Sorrenti, Fetus di Franco Battiato, Il Balletto di Bronzo con Ys. Ma il 1972 è anche l’anno del primo album di una delle firme più importanti del Prog tricolore e probabilmente la band più nota in Italia e all’estero relativamente al genere, la Premiata Forneria Marconi. Precedentemente I Quelli, session men per Mina, Lucio Battisti, De Andrè tra gli altri, poi diventati I Krel (autori di un 45 giri per l’etichetta Ricordi: Fin che le braccia diventino ali / E il mondo cade giù), Franz Di Cioccio, Franco Mussida, Flavio Premoli e Giorgio Piazza alla fine del 1969, durante le registrazioni del quarto disco di Fabrizio De Andrè intitolato La buona novella, trovano il tassello mancante in Mauro Pagani.
I cinque ragazzi sono tra i migliori musicisti di sala ma sono stanchi dei confini imposti dalla musica leggera italiana o dalla canzone d’autore, il fuoco interiore alimentato dalla burrasca che soffia dalla Gran Bretagna, talmente travolgente da scardinare ogni vecchia convenzione per quanto è potente e innovatrice: la chiamano Progressive rock, o rock barocco, underground o pop. Le definizioni importano ai giornalisti e al pubblico, ciò che interessa il batterista Di Cioccio, il chitarrista Mussida, il tastierista Premoli, il bassista Piazza e Pagani che suona violino e strumenti a fiato con la stessa abilità, è che per le band che si sono messe a favore di quell’eccitante vento il solo limite è l’immaginazione. La ciurma composta da giovani musicisti preparatissimi e insofferenti era raccolta; il vascello messo in acqua col nome di Premiata Forneria Marconi: non restava che salpare per quegli orizzonti che visti dalla piccola Italia promettevano avventure senza frontiere, e diventate leggendarie. La prima della quali prende forma negli studi Fonorama di Milano col titolo di Storia di un minuto.
Sotto contratto con la Numero Uno, etichetta “indie” nata per iniziativa del paroliere Mogol e del produttore Sandro Colombini, la prima registrazione della PFM è quella Impressioni di settembre, uscita come lato B del singolo La carrozza di Hans nell’ottobre del 1971 e “a grande richiesta” ripubblicata nel febbraio seguente, che apre, in versione leggermente diversa, Storia di un minuto (dopo i pochi secondi strumentali di Introduzione, all’ombra dei King Crimson). Un brano dal testo naturista-introspettivo scritto da Mauro Pagani insieme a Mogol e baciato dalla fortuna: non solo è programmato dalle radio e vende benissimo, ma affascina generazioni di musicisti che gli hanno pagato tributo facendone cover in studio o sul palco: da Franco Battiato ai Marlene Kuntz, da Ezio Bosso a Gigi D’Agostino, nel corso dei decenni e senza distinzione di estrazione musicale di appartenenza, la lista di chi è rimasto “impressionato” è lunga.
Un brano che fa della dinamica, nel gioco di contrasti tra le delicate parole quasi sussurrate e la grandiosa apertura del tema dai crismi della ouverture sinfonica, la chiave passepartout capace di aprire le porte dell’emozione di (credo) chiunque. L’altra faccia della medaglia segue a un solco di silenzio di distanza. Se Impressioni di settembre è il biglietto da visita valido dal Piemonte alla Sicilia, È festa è il passaporto per il successo internazionale. Si può dire che in pochi minuti completi il tour sonoro pop del Bel Paese, del suo immaginario collettivo in note: la gioiosità “terrona” (detto con amorevole tenerezza) che nemmeno gli Osanna sapranno (o vorranno) esprimere meglio, lo spirito della danza popolare che aleggia, l’autoironia della bonaria presa in giro dell’anima melodrammatica del paese, l’imprescindibile amore per la melodia. Potrebbe essere l’alternativa perfetta, un giorno ce ne fosse bisogno per chissà quale bislacca occorrenza, a Fratelli d’Italia. Qualcuno lo faccia sapere alle istituzioni distratte.
Nel giro di 10 minuti la PFM ha disegnato in modo indelebile la silhouette sullo sfondo del mondo musicale italiano e lasciato l’impronta sul Walk of Fame del rock progressivo senza bandiere. Come volesse mettere le cose in chiaro sin dall’inizio, senza mezzi termini. Non che il resto di Storia di un minuto sia inutile riempitivo. Anzi. Dove… Quando… (Parte I), barocco intarsio di acustiche delicatessen, chiude in maniera commovente la prima facciata per proseguire in modo più risoluto con Dove… Quando… (Parte II) sul lato B, con un incipit pianistico sorprendentemente simile alle modalità del Banco (reclutati di lì a poco insieme alla PFM dalla Manticore di proprietà degli EL&P), che sostanzialmente sta lì a dimostrare quanto le fonti di ispirazione fossero (in parte) le stesse (appunto EL&P e compagnia cantante & suonante).
Ma poi ci sono almeno la classica e il jazz, a rendere la traccia uno sfrecciante omnibus sonoro, affluente senza soluzione di continuità nella formulata e cangiante La carrozza di Hans che in anticipo sulla pubblicazione in vinile fece vincere alla PFM, ex-equo con Osanna e Mia Martini (spalleggiata dai La Macchina), il Festival di avanguardia e nuove tendenze edizione 1971 che si svolse a Torre del lago, in prossimità di Viareggio. Grazie davvero suggella il disco con la stessa alternanza di piano e fortissimo sfoggiata da Impressioni di settembre, ma con effetto spiazzante per gli imprevedibili inserti da musical e l’incedere da banda tra il drammatico e il dissacrante, a testimoniare una apertura mentale e sonora (Grazie) davvero strabiliante.
Il Progressive ha cambiato le regole del rock. I protagonisti di Storia di un minuto sono le tastiere, il costante lavorio di Mauro Pagani, il lavoro di gruppo – al quale il ruolo da primadonna della chitarra elettrica si adatta – e il concetto che lo spazio per esprimersi di è dilatato a dismisura: non solo brani della durata di un intero lato ma release in doppio, triplo, perfino quadruplo vinile. La PFM ha sposato senza tentennamenti la causa che li porterà ad affrontare sfide che porteranno vistosi trionfi ma anche delusioni o sconfitte quando su quell’orizzonte così ampio e libero verrà calato il sipario. Una data ancora lontana però. Storia di un minuto è solo il brillante inizio, ricco di promesse come pochi altri, da predestinati.
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