Recensioni

TOP
7.5

Il 2015 è stato sicuramente fin qui un anno ricco di importanti ritorni, in ambito di grandi nomi elettronici ormai “storicizzati”, come Letfield, Chemical Brothers, Paul Hartnoll con il suo progetto 8:58, e in misura (qualitativamente) minore Prodigy e Giorgio Moroder. Tutte “istituzioni” che hanno a loro tempo contribuito a lasciare un’impronta sicuramente (chi più chi meno) decisiva nello sviluppo della corrente in cui s’inserivano e che hanno concorso a formare e plasmare. Ai nomi sopracitati, ovviamente appartenenti a filoni tra i più disparati inscatolabili nel calderone genericamente definibile come elettronica, fa di certo piacere poter aggiungere e celebrare il ritorno in grande stile anche del buon Scott Herren a nome Prefuse 73, dopo quattro anni dall’ultimo e intrigante The Only She Chapters.

E fondamentale per gli sviluppi di una precisa (e decisamente importante) fetta di musica sintetica, Herren lo è stato davvero: tra i nomi di punta di casa Warp nei primissimi anni ’00 (soprattutto con quello che rimane probabilmente il suo insuperato capolavoro, One World Extinguisher), sarebbe probabilmente impossibile, senza la produzione a nome Prefuse 73, pensare oggi all’esistenza per come lo conosciamo ad esempio di un Flying Lotus (giusto per citare un nome che qualcosa, negli ultimi anni, ha smosso). Maestro del cut-up e del riassemblaggio proiettato avant, alla base di tutto quel preciso ma sfumato mondo chiamato ora glitch hop, ora abstract hip hop di cui Ellison è probabilmente l’esponente ad oggi più riverito, Herren si è da subito collocato in una personale nicchia che, sebbene sia stata imprescindibile per le esplorazioni a venire di mastro FlyLo, ne condivideva solo in parte le contaminazioni più jazz, e si spingeva altresì in ambiti più squisitamente “elettronici” seguendo vie già indicate poco tempo prima da un paio di ragazzi scozzesi conosciuti ai più come Boards of Canada.

Sempre analogamente ad Ellison, dopo aver divorziato da mamma Warp (di cui ha contribuito a forgiare il sound), ecco che Herren fonda la sua personale etichetta Yellow Year, che ha però vita breve (al contrario della più fortunata Brainfeeder del collega) e chiude i battenti dopo poco. La firma con Temporary Residence Ltd e la pubblicazione di un album del genere suonano quindi un po’ come una piccola rivincita personale del producer americano, che con Rivington Nao Rio mette bene in chiaro come non per tutti l’impietoso scorrere del tempo equivalga ad un proporzionale calo d’ispirazione.

Poco senso avrebbe esaminare troppo in dettaglio il cosa e il dove dei vari momenti nella tracklist del disco, liquido flusso di coscienza senza stacchi troppo netti; più indicativo è invece dire che le 11 tracce del lotto mostrano un artista in forma smagliante, perfettamente conscio del proprio trascorso e della contemporaneità, e con un’immutata e sempre impressionante abilità nel forgiare beats che dal cut up e dall’hip hop partono affastellando rimandi plurimi e disparati, per una stratificata complessità artistica che riesce a rimanere quasi pop, alla stregua dei già citati Boards of Canada o degli altrettanto seminali cLOUDDEAD, simili e distanti, diversamente e analogamente raffinati.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette