Recensioni

6.9

Avere tra le mani un nuovo lavoro dei Placebo è un piacere tutt’altro che scontato. Non solo perché Steve Forrest, che già prese il posto del batterista storico Steve Hewitt, ha mollato Stefan Olsdal e Brian Molko al proprio destino, ma anche e soprattutto perché i due superstiti, complice un tour celebrativo dei vent’anni di attività festeggiati anche con il doppio best of A Place For Us To Dream protrattosi troppo a lungo, si sono ritrovati all’improvviso senza un reale impulso ad andare avanti. Nonostante il profluvio di collaborazioni e side project – Olsdal con i remix sotto l’insegna Hotel Persona e gli impegni in veste di produttore, Molko con un carnet di featuring variegato quanto basta, da Asia Argento a Jane Birkin, passando per i Blackfield nel loro recente album For The Music – e la stima nei loro confronti da pesi massimi come il nume tutelare Bowie e Michael Stipe, qualcosa dopo Sleeping With Ghosts si era irrimediabilmente appannato. Pur con un numero sufficiente di motivi che ha spinto comunque a dare ai loro lavori successivi una chance, Meds, Battle For The Sun e Loud Like Love erano album meno interessanti, con idee annacquate e la sensazione che Molko fosse ormai intrappolato nel suo personaggio, sempre uguale tra androginia, paranoie e teenage angst.

La buona notizia è che Never Let Me Go, album numero otto e il primo dei Placebo come duo, è un tentativo concreto e quasi del tutto riuscito di vincere l’apatia e cambiare pure qualche carta in tavola. Non che la ricetta sia drasticamente cambiata: Brian è sempre lui, le sue angosce sono le stesse di quando infilava come ghost track di Without You I’m Nothing inquietanti messaggi dalla propria segreteria telefonica, anche se talvolta le camuffa con quell’ironia già emersa sulla profilazione continua dei dati da parte di internet (Too Many Friends, sulla mancanza di privacy e dei “troppi amici” sui social media che mai incontrerà). Stavolta il Nostro è Surrounded By Spies, e ancora una volta ha creato un brano ad hoc che trasmette un’atmosfera claustrofobica degna del Gary Numan più recente e dei Nine Inch Nails. L’alternative rock dell’insegna è sempre riconoscibile, con i suoi richiami tanto agli Smashing Pumpkins quanto al gothic rock di stampo Siouxsie and the Banshees, anche se stavolta indugia più del solito con i sintetizzatori  – ottimi per fare di necessità virtù, visto il labor limae avvenuto in solitaria nelle rispettive abitazioni durante i lockdown che ha permesso anche la riscrittura di tre brani – e le tinte non sono sempre necessariamente fosche, come dimostra il primo singolo Beautiful James o l’eleganza barocca degli archi alla Eleanor Rigby che impreziosiscono l’ottima The Prodigal.

L’amore per i Depeche Mode era già evidente in classici come English Summer Rain e dichiarato con la cover di I Feel You, e qui trova conferme nell’opener Forever Chemicals e in Sad White Reggae. Come gli ex ragazzi di Basildon in The Landscape is Changing, i Placebo mostrano la propria coscienza ecologista in uno dei singoli estratti, Try Better Next Time. Hugz, altro vertice del lavoro, è invece un ritorno con stile alle atmosfere di Slave To The Wage, con Molko che denuncia a modo suo l’assenza alienante di dimostrazioni di affetto in epoca di distanziamento sociale («un abbraccio è solo un altro modo per nascondere la tua faccia»). L’anima goth riemerge cristallina in Happy Birthday In The Sky, ballad per cuori lacerati sulla falsariga degli HIM o dei Mission di Butterfly On a Wheel, mentre Fix Yourself riesce a fondere in un solo brano i Cure di Disintegration e i Pet Shop Boys riflessivi ed elegiaci di King’s Cross.

Stavolta non si è partiti da jam session ma con idee già a fuoco, con canzoni che già avevano una forma, rovesciando il consueto schema creativo e partendo addirittura dalla copertina: sebbene questo non abbia portato a una rivoluzione nel sound e nei testi, ha tuttavia permesso alle tredici canzoni di Never Let Me Go di suonare più mature ma non per questo bolse, per quanto colme di richiami e autocitazioni. E soprattutto di esprimere un senso d’urgenza compositiva e comunicativa che dai Placebo aspettavamo fiduciosi ormai da un po’.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette