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A settembre 2020 il Mental Health Foundation of Scotland pubblicava i risultati della ricerca “Resilience across Scotland during the coronavirus pandemic”. Lo studio, oltre ad un ampio vademecum sui comportamenti da adottare per far fronte allo stress pandemico, trovava che la popolazione scozzese stava reagendo, in percentuale, in maniera più positiva rispetto alla media dell’intera Gran Bretagna. È legittimo pensare, visto quello che andremo a dire, che in questo campione di scozzesi possa entrare anche Johnny Lynch, barbuto folksinger meglio conosciuto come Pictish Trail. Ma facciamo un piccolo passo indietro.

A febbraio 2020 e quasi in pieno lockdown usciva Thumb World, il suo penultimo lavoro. La natura di quel disco (che nulla sapeva degli spettri pandemici di là da venire), buttava tuttavia nel mucchio, in maniera divertente ed eclettica, una riflessione profonda sul progressivo scollamento umano dalla realtà concreta in favore di quella virtuale. Qualche settimana dopo, nemmeno a dirlo, avremmo avuto tutti la sensazione di trovarci in un film o in un videogioco. Ed è qui che la entra in gioco la filosofia di Lynch che da dieci anni vive nell’incredibile isola di Eigg.

Annoverata tra i luoghi più green dell’intero pianeta, da circa quindici anni ha raggiunto la quasi totale (si parla di oltre il 90%) autosufficienza energetica grazie ad una combinazione di soluzioni eoliche, solari ed idroelettriche. Inutile raccontare di come in pochi anni essa sia diventata meta del sempre crescente numero di persone che cerca un’alternativa di vita sostenibile, umana, creativa. Con una mossa di stampo socialista poi, nel 2017, il pugno di abitanti che la abita ha acquistato l’intera isola grazie ad una raccolta fondi internazionale (e al portafoglio generoso di un donatore anonimo) mettendo fine al susseguirsi di ricchi, eccentrici e infausti proprietari precedenti.

Ma come si fa, specie in tempi di isolamento, a non rendere un posto ideale, un posto idealizzato in cui fuggire dal resto del mondo?  Su queste basi teoriche nasce il nuovo Pictish Trail, album che raccoglie gli sforzi di Lynch per non cadere nel tranello di diventare un arto morto di un corpo che si muove basando le proprie riflessioni sul suo ruolo attivo all’interno di una comunità viva, benché piccola e sul necessario processo di riconnessone (personale ma anche globale) con la natura. Per usare le parole dello stesso Lynch «a record in which I tried to write not about the island, exactly, but with the island».

Come una summa di tutte le esperienze passate, Island Family raccoglie un numero incredibile di istanze intorno alla sua isola-famiglia e le miscela ad un campionario di suoni naturali: il glam, l’elettronica DIY, il metal, la psichedelia dialogano apertamente con rocce, ruscelli, alberi ed uccelli in un delizioso gioco di contrasti. Non un idillio agreste quindi ma un sound spigoloso, a tratti dissonante e sghembo che ben formalizza un processo di compenetrazione uomo-ambiente che preveda un mood nuovo come prerequisito: quasi fossimo di fronte a qualcosa a metà tra il rituale taoista e il Beltaine scozzese, Lynch avverte che c’è bisogno di«recalibrating / renavigating / regenerating / recalling / reprogramming / resetting and forgetting, so we start again» (It came back).

Se il rischio dei lunghi e ripetuti riferimenti all’animismo (Island family), al rispetto della natura, alla trappola del cattivo uso del digitale, alle catastrofi naturali possono, in prima battuta, far sembrare lo scranno di Pictish Trail troppo alto e quasi da “pontefice chic”, regolando la lente d’ingrandimento e riascoltando le tracce si potrebbe addirittura invece parlare di un disco manifesto per la tanto declamata transizione ecologica e portatore di un messaggio pacifista di respiro universale.

Se l’insegnamento di Lynch e dell’isola di Eigg si configurava come un punto di vista validissimo per il post-pandemia, nel momento in cui scrivo, in cui la guerra ha reso tutto ancor più grave e caotico, tale pensiero moltiplica per -n la sua importanza. You’re the natural successor to our manufactured disasters (Natural successor): dovremmo tenerlo a mente tutti.

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