Recensioni
La cover – un’illustrazione in stile pop anni ’80 con simpatico richiamo al titolo del disco (Thumb World), e cioè un pollice incatenato allo schermo di uno smartphone che fluttua in quella che sembra, a tutti gli effetti, una galassia – è un ottimo riassunto dell’ultimo album, il quarto, di Pictish Trail, alias del musicista scozzese Johnny Lynch. Ma al puzzle manca un ultimo, inaspettato elemento: l’isola di Eigg (Isle-of-Eigg). Questo piccolo lembo di terra nella Scozia nord occidentale è, infatti, il luogo dell’anima di Lynch, dove da anni vive in quasi totale isolamento (sull’isola vivono 47 persone).
Thumb World mescola tutto questo e finisce per suonare sia intimo e lo-fi, che pop ed elettronico. Rispetto all’ultimo lavoro, Future Echoes del 2107, Lynch mette qui da parte atmosfere cupe e malinconiche – anche se sempre bilanciate da orecchiabili melodie e beat decisamente ballabili – per dedicarsi totalmente a un approccio che si potrebbe definire, senza timori, divertito. A questo non si accompagnano stravolgimenti dal punto di vista musicale: Lynch porta avanti, con più maturità e maggiore consapevolezza dei propri mezzi, lo stile a cui ci aveva abituato, e cioè un mix d’alternative (Double Sided e Bad Algebra), space pop (Fear Anchor), folk (Slow Memories) e trip hop, come l’opening track Repeat Neverending, che ricorda molto i conterranei Beta Band. Da segnalare anche la piacevole fuga dancefloor elettronica, a là Cosmo per capirci, di Turning Back. Le melodie vocali sono orecchiabili, ma non radio edit (Lead Balloon ne è un esempio), così come la voce di Pictish Trail, sempre calibrata e puntuale sia nelle performance più delicate e dal timbro soffiato che nei versi più robusti.
Thumb World è un disco divertente ed eclettico, ma allo stesso tempo compatto, in cui canzoni anche molto diverse tra loro riescono a stare insieme con grande coerenza. Il cuore del disco è l’intreccio tra l’uso di strumenti elettronici e acustici tenuti insieme da una voce sempre ben calibrata. Un album che sembra scritto apposta per questi giorni di isolamento forzato, magari con la pioggia e il cielo grigio; un disco che fa ballare, ma senza frenesia: nell’intimità della propria casa, da soli e in tuta.
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