Recensioni

Dimentichiamo i trascorsi, ignoriamo il nome, azzeriamo il pregresso e fiondiamoci vergini all’ascolto di queste quattro tracce. Ossessione techno, pulsione ancestrale, violenza e raccapriccio represse. Il noise che si trasforma e rinasce sulle ceneri di una sorta di techno-music in cui ogni orizzonte di intelligibilità è precluso, su cui regna solo saturazione e devasto, in cui il nero è il colore dominante e il proscenio preferito è quello del nichilismo più atroce.
Riavvolgiamo il nastro e constatiamo che nella scarsa mezzora di questo ep programmaticamente intitolato Punk Authority, l’ex Yellow Swans Pete Swanson prende letteralmente a calci in bocca tutta la (ennesima) nuova scena post-noise e post-elettronica, confluite non si sa bene perché – vogliamo metterci quel sano taglio sociologico dell’assenza di speranza? ma anche no, almeno stavolta – verso derive technoidi di matrice industrial, cupe come l’harsh e puzzolenti di desolazione come (ehm) l’isolazionismo post-dubstep made in Blackest Ever Black o Sandwell District. Solo che qui c’è la cassa dritta, i capannoni industriali dismessi dei primi rave, le droghe andate a male, il no future, c’è Maurizio Bianchi, c’è l’Underground Resistance, c’è la techno anni ’80 rielaborata da uno psicotico armato di synth e tape loops che ci tiene molto a farci sapere che di speranza ce n’è veramente poca se è vero che Life Ends At 30, come recitano i 12 e passa devastanti minuti che concludono un album breve ma dalla portata probabilmente epocale. Eccolo il punk del terzo millennio. Incompromissorio, fastidioso e senza speranza.
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