Recensioni

Ennesimo album per il modfather (sedicesimo della sua carriera da solista), Fat Pop conferma le basi su cui Weller da anni continua a sviluppare le sue canzoni, con qualche novità che avevamo già visto nel precedente On Sunset.
L’album è stato registrato nella primavera del 2020, dopo che le date del tour sono state posticipate causa pandemia, con tre figli da accudire in homeschooling. I brani sono stati per forza di cose abbozzati con registrazioni sul telefono e completati con l’aiuto del batterista Ben Gordelier, il chitarrista Steve Cradock e il bassista Andy Crofts; è palpabile quindi una voglia di velocità e di spensieratezza, con brani della durata di massimo tre minuti, quasi come se fosse necessario scrivere per vivere e testimoniare la voglia di continuare a fare musica. Questa iperattività è sfociata anche nella produzione (sempre durante il periodo di lockdown) del disco Arrivals del cantante gallese Declan O’Rourke.
Il risultato è prevedibile (ad essere onesti non ci si aspettava un nuovo album in meno di un anno dal precedente), ma non del tutto scontato: l’opener Cosmic Fringes ha un bel tiro electro-pop contrappuntato da affilate chitarre elettriche, True (con il cameo di Lia Metcalfe dei Mysterines) è un glam rock stradaiolo che ricorda i 70s di David Bowie, la title track rallenta la battuta e viaggia felpata con ricami elettronici, mood di oboe e marcature di chitarre con la voce roca e sensuale di Weller ad abbellire il tutto. A seguire il florale pop di Shades of Blue scritto con la figlia Leah e dai richiami beatlesiani, la ballad in zona Harzelwood tra downtempo e smalti cinematico-orchestrali di Glad Times, l’acustica Cobweb/Connections, il blaxploitation blues di Testify (con il cantautore e chitarrista Andy Fairweather) e il tributo dichiarato a Iggy Pop di Moving Canvas (che suona in realtà come un brano di blues-rock FM anni ottanta).
Il grande vecchio del rock britannico va tutto sommato a segno. Lo stile è il suo ed è impeccabile e pure il bisogno di svecchiamento, qui tradotto in un intrattenimento artigianale genuino, variegato e versatile, che promette ulteriori capitoli discografici. Sotto questa voce va l’ennesimo numero di una corposa discografia. D’altronde: «Who’s always there when your life is down? Fat Pop».
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