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8.5

Paul is dead, gridava il titolo di una nota testata scandalistica inglese verso la fine degli anni ’60. Era solo l’espressione di una delle leggende metropolitane più bizzarre del rock, che dopo oltre mezzo secolo risulta ancora più ridicola e improbabile sfogliando The Lyrics. Ridicola perché in questi due pregevoli volumi Paul McCartney, alla soglia degli 80 anni, ne esce fuori ancora come un artista estremamente vitale e giovanile, energico e pieno di idee. Potrebbe sembrare scontato ma la collezione di 154 canzoni, presentate qui in ordine rigorosamente alfabetico, non fa altro che enfatizzare la sua grandezza. Si spazia dai Beatles agli Wings, dai tanti progetti solisti alle svariate collaborazioni con altri artisti: Elvis Costello, Stevie Wonder, Michael Jackson, Mary Hopkin…

Il pregio maggiore di The Lyrics è presentare, oltre ai testi, un numero impressionante di riflessioni, ricordi, aneddoti e curiosità da parte del suo autore. Per ogni brano troviamo un contesto preciso ed estremamente interessante. Oltre 60 anni di onorata carriera riecheggiano nelle cavalcate autoriali e discografiche con i Fab Four, nel ricordo dei propri affetti familiari (i genitori, i figli, le compagne ma soprattutto l’indimenticata Linda) e in qualche modo anche nel recupero del rapporto con John Lennon, osservandolo con maggiore lucidità e maturità. Alcuni screzi e incompatibilità, piccole incomprensioni e diversità caratteriali vengono superate in nome di un affetto mai estinto e di una dolce quanto inesauribile nostalgia.

Stupisce il grado di intelligenza, onestà e umiltà che McCartney riesce ad infondere in queste quasi mille pagine: una vera e propria cornice narrativa per una invidiabile serie di capolavori che hanno fatto la storia della musica pop. Titoli come Hey Jude, Maybe I’m AmazedGet Back, Band on the Run, Yesterday, Mull of Kintyre, Blackbird, Eleanor Rigby, Ebony and Ivory, Helter Skelter… non hanno certo bisogno di presentazioni. Numerose “silly love songs” ma anche tanti brani rock, più alcune gemme minori che meritano una riscoperta (doveroso andare in streaming e dare una seconda occasione a ballate come Jenny Wren o Calico Skies). A volte McCartney parte dal ricordo della genesi di un brano per poi lasciarsi andare al flusso di coscienza e finire anche molto lontano, nel tempo e nello spazio, e noi con lui: all’inizio degli anni ’60 con la testa appoggiata sul vetro di un bus tour da qualche parte nel Regno Unito a rimuginare il testo di un brano ancora prima di musicarlo (All My Loving), un decennio più tardi nella propria fattoria del Kintyre a tosare pecore e cavalcare nella brughiera (Eat at Home), in un caffè parigino dopo un lunghissimo autostop con John e contemporaneamente ad incidere con gli Wings su di uno yacht alle Isole Vergini (Café on the Left Bank), meravigliandosi del canto degli uccelli da uomo maturo in un canyon losangelino o da adolescente nella verde periferia della propria città (Jenny Wren), negli Eighties dentro una libreria londinese (Pipes of Peace) oppure nel nuovo millennio ma ripensando al proprio lontano passato (When Winter Comes).

Si tratta in fondo di un’occasione anche per riflettere e rievocare le numerose influenze: la passione per la lettura fin dai banchi di scuola, la fascinazione per l’arte moderna e i tanti incontri fatti lungo il proprio incredibile percorso artistico e umano. Come una pietra precipita al suolo attratta dalla gravità, così la memoria del bassista inevitabilmente continua a ritornare a Liverpool e ai Beatles. Una benedizione e contemporaneamente una maledizione che Paul non potrà mai scrollarsi di dosso, ma che nei limiti del possibile è riuscito a superare grazie ad un inesauribile e assoluto talento per la melodia, una sensibilità fuori dal comune, la continua aspirazione ai buoni sentimenti nonostante le avversità ed a una curiosità artistica illimitata. Il polistrumentista e cantante non solo ci rivela i trucchetti di composizione del mestiere, ma ci fornisce anche la sua versione di tanti aspetti dei Beatles. Forse qualcuno potrebbe lamentare che la loro storia viene definitivamente suggellata da una visione troppo soggettiva, tuttavia il recente documentario Get Back dimostra quanto Paul fosse il più equilibrato dei quattro (e il più caparbio a portare avanti la magia del gruppo). In fondo siamo certi che Ringo non avrebbe granché da raccontare, George sarebbe stato troppo parziale e John… be’, semplicemente non lo avrebbe mai fatto, forse.

Leggiamo per esempio di come The long and winding road sia stata ispirata dalle curve di una stradina di campagna osservata da una finestra nel proprio buen retiro in Scozia, rifugio definitivo dopo la sbornia e lo scioglimento dei Beatles. Martha my dear invece era il suo l’adorato bobtail, attraverso il quale John e Paul abbassavano la guardia in favore di una maggiore e vicendevole empatia. Scopriamo come un insegnante della scuola secondaria, le letture di Charles Dickens e altri grandi autori, la frequentazione dei teatri inglesi, le apparentemente modeste doti artistiche dei genitori e i loro solidi valori umani abbiano evidentemente fatto la differenza nella formazione di colui che ci ha regalato un prezioso canzoniere al quale potremo sempre attingere. Un passato al quale in fondo è sempre piacevole tornare, qualcosa che molti di noi in questi giorni stanno facendo proprio con il documentario diretto da Peter Jackson.

Le note di Paul ai suoi testi sono il frutto di 24 lunghe chiacchierate, nell’arco di 5 anni, con il poeta – e premio pulitzer inglese  – Paul Muldoon, una collaborazione che forse aiuta ad avvicinare il songwriting del baronetto allo status di prosa poetica. Tutto questo viene affiancato da un apparato visivo di altissimo livello. Lo stesso McCartney in una recente intervista ha rivelato di ignorare la vastità del proprio archivio. Il suo staff per l’occasione ha ricercato nuovi documenti e ampliato una collezione stupefacente che finalmente possiamo ammirare: spartiti, appunti, schizzi, disegni, lettere, copertine di 45 giri rari e riviste, manoscritti originali, oltre 600 splendide istantanee fotografiche in bianco e nero e a colori. Un lavoro minuzioso e certosino che impreziosisce ulteriormente questa uscita che Rizzoli ha da poco immesso sul mercato italiano (la versione originale è edita da Penguin e tradotta qui da Luca Perasi con Franco Zanetti) e che non solo i fan dei Beatles o del Macca potranno apprezzare.

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