Recensioni

Giusto questo mese riprendevamo il Kalkbrenner affair in occasione dell’uscita del sophomore di Fritz, col quale tornava alta l’evidenza di una scienza del perfezionamento, l’elevazione di un sound in fondo proprietario e amatissimo per armonie e umori difficilmente replicabili. E se questo nel fratello minore raggiunge l’apice con Sick Travellin’, la discografia della star Paul aveva già raccolto tutto il possibile negli ultimi due (vendutissimi) album, Berlin Calling e Icke Wieder, ponendolo di fronte a un bivio per questo Guten Tag: insistere su quel che vogliono i fan col rischio di apparire narcisista, o liberare il movimento verso una nuova fase stilistica?
La risposta la dà subito in apertura Der Stabsvörnern, parziale messa in discussione di quel caratteristico mix di atmosfera e ritmo che aveva fatto innamorare nelle opener dei due dischi precedenti, Aaron e Böxig Leise. Stavolta i bpm sono accelerati e il mood è più duro, più vicino alle ossessioni della Berlin techno (i loop autoritari di Trümmerung) e all’impatto per il club (Hinrich Zur See, siam dalle parti della minimal), interpretando una certa tendenza europea recente che punta verso territori più aggressivi e intransigenti e che stiamo osservando sotto fronti diversi, che siano lo Scuba berlinese lanciatissimo con Sigha o persino l’ultimo urlo hardcore di Vitalic (che – guarda caso, troviamo qui campionato in Kernspalte, il sample è della Polkamatic di OK Cowboy e adesso suona come la fase di respirazione preliminare all’agonismo).
Nonostante il singolo Das Gezabel sia di quelli fedeli al ben noto Kalkbrenner style e l’album lasci comunque spazio a momenti melodici liberatori (ottima Der Buhold che ci mette anche la grinta), gran parte della tracklist si rivolge, in realtà, agli aficionados delle notti in pista. Il pezzo più rappresentativo è Spitz-Auge, che riesce a riversare la sapienza della star di Berlino sui meccanismi del club buio, farcendo con bassi electro industriali che accompagnano ogni battuta nel segno di un groove meccanizzato. Così Guten Tag diventa album meno propenso all’accettazione globale e più orientato a un pubblico di appassionati di nicchia (se così possiam vedere la techno nello scacchiere complessivo). Mossa più che lecita: dopo Icke Wieder d’altronde era controproducente tentare ancora repliche, e il ritorno alla dimensione DJ è un modo per ribadire l’identità di Paul Kalkbrenner. Da oggi un po’ meno divo, un po’ più umano e genuino.
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