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Se non ci pensasse già la realtà ad atterrirci, ci sarebbe di che esaltarsi per le inquietudini espresse dalla musica dei Pallbearer, band statunitense giunta al suo quarto lavoro in studio, il primo su Nuclear Blast. Se l’urlo di dolore collettivo del mondo del 2020 non fosse così insopportabile, Forgotten Days sarebbe una pietra miliare. Peccato però che il momento è quello che è. Questi Giorni non saranno dimenticati, è proprio il caso di dirlo, ma siccome «un mondo senza musica è un mondo squallido», come affermato dal bassista del gruppo Joseph D. Roland., questo nuovo disco della formazione dell’Arkansas ci dà lo spunto per rilevare come, ancora oggi, su certi stilemi si possano costruire impalcati rimarchevoli.

Un buonissimo lavoro per il quartetto di Little Rock, una sequela di colpi che riprende la rabbia e la cupezza del precedente Heartless ma le addolcisce un po’, drenando dalla soluzione quel tanto di fatalismo nichilista che aveva caratterizzato il disco del 2017. Tant’è vero che di aperture melodiche (Riverbed e Statis sono gli esempi più evidenti) sono ricchi questi 52 minuti e passa (una durata forse addirittura eccessiva per i tempi correnti) durante i quali non si affaccia mai quella sensazione di imperscrutabilità, di delirio, che solitamente caratterizza lavori del genere. Una magistrale rappresentazione che alterna momenti sognanti e melanconici (Caledonia) ad altri epici e apocalittici (la title track), ad altri ancora (Rite Of Passage) che rendono onore al cliché medieval/fantasy generalmente associato al doom/prog/stoner metal che rimanda, oltre che agli ovvi Black Sabbath, anche a Cathedral, Dream Theater e Melvins . Il tutto, arricchito da perlomeno un paio di gemme (Silver Wings, The Quicksand Of Existing).

Gli orpelli in fase di produzione sono ridotti al minimo, ma il minimalismo degli interventi ex post è controbilanciato, per esempio, da un sapiente uso del synth, che non appesantisce e anzi si scioglie nel suono caldo, potente e avvolgente di questi 8 brani, accessibili ma affatto immediati. Forgotten Days non è criptico seppure richieda un minimo di empatia. Del resto se davvero dovremo tornare in lockdown, il tempo da dedicargli non mancherà.

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