Recensioni

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La storia di Nondi_, al secolo Tatiana Tripli, è un po’ quella di Jerilynn Patton, in arte Jlin. Entrambe provengono da piccole cittadine industriali – Johnstown e Gary – caratterizzate da povertà e isolamento, entrambe hanno trovato sfogo nei ritmi intricati della footwork (e del juke) e un hub discografico presso Planet Mu, l’etichetta di Mike Paradinas le cui seminali compilation hanno sdoganato il genere negli UK e presso le bolle/nicchie degli appassionati di commistioni elettroniche applicate al ritmo sparse per il globo.

Patton e Tripli (sorella del rapper Eem Triplin) hanno anche l’IDM in comune, e da qui un altro livello di compatibilità con l’etichetta britannica, ma anche un’urgenza creativa che indaga stati d’animo particolari come disagio e dolore. I rispettivi output musicali però non potrebbero essere più differenti. La producer di Gary ha fondato il proprio successo su tracce ispirate da complesse equazioni matematiche, dalla robotica come dalla cibernetica, la producer di Johnstown si distingue invece per un approccio dreamy-escapista costantemente minacciato da una disgrazia incombente.

Flood City Trax – pubblicato ad aprile da Planet Mu – è proprio questo, la soundtrack di una città depressa che ha vissuto terribili inondazioni, la prima nel 1889, la seconda, più recentemente, nel 1977. La famiglia della producer è sopravvissuta proprio a questa, mentre il complesso urbano non si è mai ripreso né dall’una né dall’altra, anzi, da quel che lei stessa scrive in una nota, si restringe ogni anno di più tra palazzine demolite e aree abbandonate.

Tracce come FCD (Floaty Cloud Dream), come suggerisce lo stesso titolo, sembrano fluttuare in una nuvola gonfia d’acqua che più che nutrire la terra porterà sventura. Altre, come Orchid Juke, si ricollegano a fascinazioni rave / 8bit d’inizio anni ’10 (vedi Zomby) da un punto di vista sinistramente infantile. Altre ancora, esplorano punti di fuga da un’angusta realtà, avvalendosi del rombo di bassi del Juke (Sun Juke) come di un tastierismo onirico e sognante/straniante à la Aphex Twin (Nondi Shadow). E sempre a Richard D James vien da pensare nella pulsante – e degradata – electro di Euphonic Daydream.

Un debut latatamente autobiografico, sospeso tra ritmi mai accomodanti e ambienti sonori dal sicuro fascino che traspongono con efficacia lo spettro emotivo e esistenziale di Tripli. Flood City Trax non ci restituisce una folgorante cifra stilistica, come fece il debut di Jlin, ma sfrutta le commistioni e fascinazioni di cui sopra con onestà e ispirazione.

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