Recensioni

6.0

Animali da palcoscenico è il nuovo album dei romagnoli Nobraino, che arriva 8 anni dopo il precedente 3460608524. Per l’occasione, la band ha concepito una promozione che si fonda sulla distribuzione di un podcast incentrato sulla figura di Glenn Miller, noto jazzista americano scomparso in circostanze misteriose in un assalto dell’aviazione durante la seconda guerra mondiale. Il podcast ci viene descritto come “propedeutico” all’ascolto del disco e sarà inserito anche nella tracklist.

Animali da palcoscenico è titolo quanto mai adatto per una band che ha fatto della propria dimensione live, il nucleo della loro stessa essenza. Cresciuti sui palchi di inizio anni Duemila, quando la scena che coniugava indie-rock e cantautorato sembrava esplodere sull’onda dei vari Perturbazione, Brunori, Benvegnù, ecc., i Nobraino rappresentavano (e rappresentano) l’anima più slabbrata e cazzona del genere, un po’ sulla falsa riga della scuderia Garrincha (Lo Stato Sociale, L’Orso, Extraliscio, Ex-Otago, ecc.). Il nuovo lavoro, come si evince dall’apripista Fermentazione, aggiunge un quid di chitarre elettriche, che sembrano gravitare in area Queens of The Stone Age, ma frullati in un’atmosfera alticcia, tipicamente romagnola. 

L’attitudine fagocitante (e spesso ben troppo ingombrante) del leader Lorenzo Kruger appare stemperata da un clima collettivo più focalizzato sugli arrangiamenti, che – come dimostra il secondo singolo Dubbi sul futuro – non disdegnano un approccio più melanconico e agrodolce, senza per questo dover finire necessariamente nel clima da balera estiva. Rimane, ci sembra, una musicalità variegata che racchiude nella stessa offerta gli spigoli wave (magari quelli rivisti più di recente da Strokes e Arctic Monkeys) di Test di gravità o Canzone d’amore per correre, il lo-fi torbido (di respiro Tenco o Gino Paoli) di un cantautorato che diventa rock di Esperto di comunicazione e Pixel e il romanticismo fra lo sbilenco e il demenziale (a metà strada fra Elio e Vinicio Capossela) di Arte contemporanea o L’ultimo uomo a cavallo. Chiude la carrellata una bella versione fra lo psych-rock e la filigrana di un Pablo Honey dei Radiohead di Hotel Sopramonte di Fabrizio De Andrè.

Con la copertina, a metà strada fra Roger Rabbit e i Fratelli Cohen, realizzata da Luca Soncini, i Nobraino sembrano dirci che hanno ancora intenzione di farsi sentire. Certo, il genere può sembrare fuori tempo massimo e l’attitudine persino un po’ territoriale, ma i fan saranno felici del loro ritorno. 

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