Recensioni

7.4

A due anni di distanza dalla prima opera sulla lunga durata, quel Within The Darkness Between The Starlight che suggellava, attraverso un connubio di delicato ambient pianistico e mareggiate blackgaze voraci e dilatate, il passato ed il presente della creatura musicale Nhor, l’artista dell’Herdfordshire ha nuovamente sentito la necessità di farsi tramite tra noi e l’universo e di tradurre in musica le sue due maggiori ossessioni: la volta celeste e la Natura. L’attesa di una nuova opera a nome Nhor è sempre un’incognita incalcolabile, che dipende da tanti e complicati fattori tutti legati all’ispirazione proveniente dalle foreste e dai cieli che circondano l’artista nella sua casa nelle Midlands inglesi, e ancora di più nella capanna nella quale ha il suo personale studio di registrazione.

In un nostalgico quanto efficace ritorno alle origini ambient e folk strumentali che caratterizzavano gli esordi del progetto, l’artista inglese confeziona un’opera che non dona emozioni solo con i suoni, ma anche attraverso l’involucro fisico della confezione. Momenta Quintae Essentiae, uscito per la sub-label di Prophecy Productions, Lupus Lounge, nel novembre di quest’anno, riporta già nel titolo le caratteristiche che lo rendono il lavoro che raggiunge le vette più alte delle capacità espressive insite nella musica dell’act britanico. Troviamo infatti allegati alla versione limitata a 57 esemplari numerati alcuni bastoncini d’incenso fatti a mano, assieme al relativo porta incenso cesellato da Nhor in persona. L’idea di inserire il tutto, compreso il CD, all’interno di una busta di cartone fa in modo che, tenendo nelle mani il nostro album in confezione digipak, da esso si sprigioni un profumo intenso, pungente ed avvolgente, che ci trasporta direttamente in quel mondo fantasioso e surreale fatto di natura incontaminata e pallidi paesaggi.

Torna, fortissima e prepotente l’influenza degli astri notturni, nella concezione dell’opera: dalle pallide foglie dell’illustrazione di Sin-Eater in copertina alla foto di nudo di Krist Mort, dall’handwriting di Michael Nydegger alle fasi lunari stampate sul CD, tutto si fa elemento incorporeo e sospeso in un pallore accecante, un biancore sidereo e fuori dal mondo prerogativa di luna e stelle, musicate nel loro palesarsi su questo mondo attraverso la semplicità di un pianoforte e di una chitarra. Un paesaggio sonoro imbevuto di una forte tristezza, sentimento importante che finisce per definire l’esistenza stessa della creatura Nhor.

L’opera è una catarsi emozionale senza precedenti, un percorso attraverso melodie semplici quanto evocative distillate direttamente dalla notte e dai suoi misteri. L’overture di Luna Oritur spunta dalle oscure profondità celesti come la pallida Regina della notte, tra sgocciolii acuti e dilatati echi più cupamente intensi, che si dipanano come volte nebbiose su sgargianti picchi ghiacciati illuminati dalla sua diafana figura. Come compagne inseparabili, cominciano ad apparire le stelle con Nosce Te Ipsum, rappresentate nel loro baluginare distante dall’arpeggio ruvido e delicatamente evocativo di una chitarra (I Am The Chord Once Struck, recita la nota del libretto), che porta avanti la sua danza ridondante assieme a un pianoforte. Nel frattempo, aliti di vento accarezzano le fronde degli alberi durante Contra Ventum, perfettamente tradotti in musica attraverso l’incorporeo, impalpabile e sfuggente incedere del piano, tra saliscendi ritmati e la voce di Nhor, mai sino ad ora palesatasi in questa forma struggente ed emozionata, rapita dai suoni che la circondano, in un connubio dal quale emerge tutto il coinvolgimento insito nel suo fare musica.

E si continua in questo viaggio sonoro unico con interludi più brevi fatti di respiri di archi che stillano note di piano provenienti da mondi distanti o freddi brillii di tasti che si auto-alimentano coi propri echi (Sic Praterit Nox; Tremere), con la sempiterna figura troneggiante del satellite lunare che buca le nubi con i suoi raggi effimeri in un rincorrersi di tasti ed aliti vocali malinconicamente ispirati (Ex Lunae In Nubis), con la più concreta rappresentazione della foresta musicata nuovamente attraverso la cruda ridondanza della chitarra, ancora una volta impegnata in una danza a due assieme alle pennellate del compagno pianoforte (Hedera). Fino all’ultimo, struggente walzer di commiato di Ante Primam Lucem, in cui gli astri spariscono all’avvicinarsi dell’alba, conclusione di un viaggio sonoro che dipinge un mondo naturale e siderale reincarnato in una creatura artistica unica nel suo genere.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette