Nhor

Cominciare a parlare di un artista come Nhor partendo da una classica presentazione tecnicamente sterile sarebbe quantomai sconveniente, per il semplice fatto che dietro a questo nome si cela un mondo musicale, soggettivo ed artistico molto complesso ed articolato, un percorso che può trovare il suo bandolo nella nascita stessa della creatura che lo porta, laddove il termine “creatura” non è scelto come mera figura retorica ma come reale rappresentazione di ciò che il progetto finisce per significare sia per la persona che vi sta dietro, sia per chi ne ascolta e vive le opere musicali prodotte sino ad oggi.

Parafrasando dunque le parole dello stesso artista britannico (originario dell’Herdfordshire, nelle Midlands inglesi) riportate nell’introduzione della fantastica raccolta Thowards A Light That Dwells Within The Threes, scopriamo come è nato Nhor, non tanto inteso come progetto musicale, ma come vero e proprio alter ego artistico della persona che vi si cela dietro, sino ad aderire su di esso come se fosse una nuova pelle. Attraverso uno stile molto evocativo e sentito veniamo a conoscenza di come, durante una fredda notte stellata, questa persona oda dei rumori provenienti dall’esterno della capanna sita nel suo giardino, al limitare della foresta. Attirato da questi rumori, si mette alla ricerca del fantomatico animale che li ha prodotti, non trovandolo. Tornando verso la capanna ed entrandoci, spinto da una qualche attrazione incontrollabile, incappa nel vecchio pianoforte del padre, sopra il quale è appoggiato il suo binocolo. Si sa che il padre conosceva il nome di ogni albero nella foresta, e di ogni costellazione che sovrastava l’abitazione: elementi, quelli della natura e delle costellazioni, che saranno il leitmotiv principale della musica di Nhor. Alzato il coperchio, il Nostro comincia a premere due tasti, stupendosi del fatto che ancora quel vecchio pianoforte sia accordato ed abbia un suono pieno, che comincia a saturare il piccolo ambiente della capanna, sino ad uscire dalla porta aperta e a perdersi nel fitto della foresta, innalzandosi poi verso le stelle lucenti. E ad un tratto è come se quelle due note, ripetute e prolungate, comincino a suonare come le stesse stelle la fuori, illuminando la stanza di fredda luce musicale come se fossero state trasportate li, in quel cubicolo lontano dal mondo. Così nasce Nhor, in questo momento catartico di preziosa unione tra l’universo immenso e le vibrazioni di una manciata di note di un vecchio strumento tramandato da generazioni.

Nhor (così chiameremo anche la persona, visto che il suo vero nome non si conosce ed è oramai irrilevante dopo la “trasformazione” di quella notte) comincia a tornare, quando le stelle richiamavano la sua presenza, in quella capanna al limitare dei boschi e a quel pianoforte, cominciando a comporre una manciata di pezzi che fluiscono dalla eterea atmosfera che lo circonda sino alle sue dita, veicolo fattosi carne per esprimere l’essenza stessa della loro siderea esistenza attraverso il nobile mezzo del suono. La vita di Nhor è scandita da regolari spedizioni esplorative diurne nei boschi, per carpire i segreti ed i messaggi che la natura lascia lungo i sentieri misteriosi che vi si snodano – è anche un discreto fotografo naturalistico, qui potete vedere alcuni dei suoi scatti – mentre di notte viene completamente rapito dall’atmosfera pallida che la luna e le stelle proiettano sulla volta celeste. Come già detto sono queste le due grandi fonti d’ispirazione della musicata dell’artista inglese: la foresta con i suoi segreti, e quindi la Natura nelle sue varie forme, e la volta celeste con le sue stelle pallide e la luna misteriosa.

Racimolate sette composizioni, Nhor decide di inciderle prima che vengano perdute. Nasce così il primo album omonimo del progetto. Le prime versioni, oramai andate esaurite da tempo, mettono in luce altre caratteristiche che rendono il progetto unico nel suo genere, vale a dire la sua controparte artistica e la voglia di coinvolgere chi lo segue e sostiene attraverso semplici, ma apprezzabilissimi gesti di stima. Per quanto riguarda gli artwork che accompagneranno tutta la sua produzione, Nhor si affida all’artista ed amico inglese Sin-Eater, a tutt’oggi un affermato illustratore dal peculiare stile che ben si abbina al messaggio della musica dell’amico. Le sue oscure quanto evocative illustrazioni, che si ispirano a paesaggi naturali, figure e simboli mistici, dal tratto che spazia da semplici stilizzazioni a più misteriosi quadri che dipingono scene di vita nei boschi, saranno parte integrante del progetto stesso, che trova in Sin-Eater un completamento ulteriore di quella voglia di aprire al mondo intero un varco verso ciò che significa essere Nhor, sia musicalmente che visivamente. I simboli, le immagini, le visioni riportate in queste illustrazioni sono tutte trasposizioni su carta descritte all’artista dallo stesso Nhor, figure ispirate soprattutto ai racconti di quest’ultimo, tutti ambientati in foreste misteriose e riguardanti episodi fantastici.

Il disco esce autoprodotto nel 2009 in alcune copie limitate, in formato cassetta e CD-R. A sorprendere, assieme al fatto che ogni singola cassetta presenti un artwork diverso affidato a Sin-Eater, è il dono che arriva con ogni copia: una foglia, raccolta nel folto della foresta direttamente dall’artista, con un simbolo di una stella disegnato sopra. Un ringraziamento che evolve in qualcosa di molto più grande, un varco tangibile verso il mondo dell’artista, grazie al quale possiamo toccare, odorare e vedere una parte fondamentale della sua vita di tutti i giorni. L’album è un esordio dalla semplicità espressiva abnorme, un’intera opera che viaggia su semplici ripetizioni di note di pianoforte. Si parte da A Pale Glimmer, che riporta quelle due note diafane ed incisive che evocarono Nhor in quella famosa notte stellata. Non mancano anche elementi folk, come nel caso dell’acustica incalzante in Giantess, ma a spadroneggiare sono le atmosfere dilatate e riverberate, il brillio dei tasti del pianoforte malinconico e cristallino sull’estraniante vuoto cosmico entro il quale pulsano i suoni. Pur restando sullo strumentale – tralasciando qualche vocals corale per saturare ulteriormente la dilatazione dei soundscapes – i pezzi di Nhor hanno una loro precisa ragion d’essere. Oltre appunto a trascrivere musicalmente l’ambiente che circonda quotidianamente l’artista, essi possono anche musicare semplici quanto suggestivi avvenimenti che capitano durante la registrazione del disco, come nel caso del brano Of Moth & Moon, che attraverso i suoi spruzzi di pianoforte descrive il tragitto di una falena che, uscita da dietro il pianoforte di Nhor mentre la musica fluiva, vola verso la finestra per uscire all’aria aperta. Tutto questo descritto nella semplicità prolungata di qualche nota di pianoforte ispirata. Altre storie o immaginari che accompagnano i vari pezzi sono quelli di Saithana, una divinità che accoglie nell’aldilà gli uomini che muoiono durante il sonno, rappresentata nel suo etereo palesarsi attraverso i soliti echi di pianoforte che si fanno quasi incorporei nel loro sfuggente palesarsi, o la già citata Giantess, il pezzo più “minaccioso” dell’album, dedicato a un’imponente divinità femminile, un’abnorme figura che può sedersi sulle montagne e raccogliere le stelle dalla volta celeste.

Dopo un debutto così straordinariamente coinvolgente, un mistico crogiolo di ambient acustico intimo e laconicamente evocativo, Nhor comincia ad avere un riscontro di pubblico più che positivo, attirando a sé quei soggetti che nella musica cercano riparo, emozione ed estraniamento verso mondi altri e surreali. Spinto da ciò, Nhor ricomincia a sedersi al suo pianoforte, lasciandosi ispirare da ciò che lo circonda. Il risultato è Upon Which Was Written Within The Stars, secondo EP autoprodotto nel 2010 in due diverse versioni: la prima in CDr limitata a 50 copie, comprensive delle ormai obbligatorie illustrazioni di Sin-Eater diverse di copia in copia e sigillate con un timbro in cera raccolta dallo stesso Nhor, ed un’altra in cassetta limitata a sole sei copie. Tutto nuovamente fatto esclusivamente a mano, tutto nuovamente perfetto sia a livello di confezione che di contenuto. Upon Which Was Written Within The Stars è la celebrazione definitiva dell’ossessione che Nhor ha verso le stelle, verso i misteri racchiusi nella buia volta celeste. Nello specifico, nei suoi quattro movimenti registrati in quattro notti consecutive, dove è solo il pianoforte a parlare, abbandonando le piccole presenze folk riscontrabili nell’esordio, l’album rappresenta i due stadi dell’orbita di un sistema stellare binario – Periastron, il punto di incontro delle due stelle nell’orbita, e Apastron, il punto dell’orbita nel quale le due stelle sono più distanti – assieme alle altre due fasi dell’orbita di un satellite attorno alla luna: il Pericynthion, punto nel quale quest’ultimo si avvicina maggiormente alla superficie lunare, e l’Apocynthion, il punto dell’orbita dove il satellite vi si allontana maggiormente. L’atmosfera è fredda, diafana, un viaggio fluttuante tra sospensioni pianistiche così sentite da togliere il fiato, dalla composizione semplice e meravigliosamente evocativa. Suoni da mondi altri, lontani e sperduti, che si rifrangono su un uomo che diventa l’unico nostro tramite con tutto questo. L’album, pur durando meno di venti minuti, resta una delle migliori opere di Nhor a tutt’oggi, la pura essenza del messaggio artistico, evocativo, contenutistico e musicale di questa creatura delle foreste delle Midlands, distillato di stelle e pianeti che ruotano sospesi nella notte.

Nel 2010 Nhor prende anche parte alla raccolta della Prophecy Productions, Whom The Moon A Nightsong Sings, preziosa compilation contenente i migliori progetti ambient e folk della blasonata etichetta norvegese. Vi partecipa con un inedito, Upon The Wind Its Wings Beat Sorrow Into The Stars, pezzo ispirato da una visione dell’artista nella quale un gufo, libratosi in volo dal folto della foresta verso il cielo stellato, porta sofferenza alle stelle causandone la caduta al passaggio delle sue ali.

L’anno successivo all’uscita di Upon Which Was Written Within The Stars, oltre a vedere la pubblicazione del VHS Theia, limitato a 20 esemplari e contenente due brani inediti, A Conversation With The Night e la title track Theia, segna anche una svolta imprevista e quantomai inattesa nell’approccio musicale di Nhor. Egli comincia, nel periodo durante il quale venivano registrati i due EP precedenti, a prestare maggiore attenzione alle foreste e al loro funzionamento. Ciò che scopre nelle sue ricerche lo spinge a registrare il terzo EP a nome Nhor, Whisperers To This Archaic Growth, uscito autoprodotto sia in CD-R con digisleeve in edizione limitata a 15 esemplari con allegata una candela fatta a mano dall’artista ed un libro in legno, sia in cassetta in 20 esemplari con artwork differenti per ognuna. Le prime 4 copie contengono anche un puzzle che, se risolto, può far vincere un premio (non si sa quale).

Sospinto dalla scoperta che la Natura è in realtà indifferente, selvaggia, ma non caotica, ferale per lo più, Nhor riempie la sua cabina studio con nuove strumentazioni, e si abbandona ad un album di quattro lunghi brani puramente atmospheric black metal, fatti di mareggiate chitarristiche allungate e ridondanti, blast beat e growl potente e ben amalgamato alla generale atmosfera caoticamente controllata che tutto permea. Anche questa volta, in modi però del tutto nuovi ed in qualche modo sorprendenti, Nhor ricostruisce in musica il lato selvaggio e primordiale della Natura che lo circonda, non potendo scegliere nessun altro stile per esprimerlo al meglio. L’anima candida di Nhor, quella legata alle atmosfere ambient struggenti ed incorporee, si palesa in certi frangenti di calma delle inarrestabili mareggiate metal che spadroneggiano per tutta l’opera, attraverso cristallini arpeggi blackgaze ed un’apertura ancora una volta simbolica: quella di una title track nella quale si parte da un crescendo di chitarra delicato e sostenuto sino ad esplodere in una arcaica rabbia metal, una sorta di ponte che unisce la vecchia delicatezza alla nuova durezza espressiva dell’artista.

Passati due anni di silenzio, il 2013 segna il grande ritorno di Nhor sulle scene, con una pubblicazione molto importante sia per lui che per i suoi sostenitori. Si tratta della già citata raccolta Thowards A Light That Dwells Within The Trees, opera fondamentale per recuperare tutta la discografia di Nhor in edizione limitata dagli esordi, e soprattutto un prezioso scrigno contenente informazioni indispensabili sul progetto, senza le quali questa monografia non sarebbe stata completamente esaustiva. Uscito in edizione limitata a 500 copie per Lupus Lounge, la sotto-etichetta di Prophecy, la raccolta si presenta come un artbook di 84 pagine, che contiene sul retro di copertina i primi tre EP del progetto assieme al nuovo album, il primo full-length Within The Darkness Between The Starlight, del quale parleremo in seguito. Come bonus tracks troviamo la già citata Upon The Wind Its Wings Beat Sorrow Into The Stars, presente nella compilation di Prophecy, e Theia, pezzo presente nell’omonimo VHS uscito nel 2011. Assieme quindi al recupero delle vecchie uscite troviamo pagine e pagine di illustrazioni di Sin-Eater, sia quelle originali che ornavano le prime edizioni degli esordi, sia inedite. E poi ancora poesie e quattro racconti brevi di Nhor, dediche, considerazioni, insomma un viaggio a 360 gradi nel mondo e nel pensiero di questo artista unico nel suo genere.

Assieme a questo omnibus esaustivo della carriera di Nhor vediamo anche l’arrivo del primo lavoro sulla lunga durata dell’artista inglese, da lui stesso descritto come il raggiungimento del bilanciamento dei due mondi che da sempre hanno ossessionato la sua persona, la foresta e le stelle. Within The Darkness Between The Starlight, uscito sia assieme alla raccolta sopracitata, sia in doppio vinile limitato a 500 esemplari sempre per Lupus Lounge con incluso un poster, segna un connubio indissolubile tra gli eterei e diafani esordi al pianoforte e la più ferale carica black degli ultimi tempi. L’album presenta un atmospheric black in molti frangenti contaminato da scelte stilistiche blackgaze e post-black, forte della presenza di chitarre dilatate e vorticose che creano nenie ipnotiche e di per sé emozionali. Accanto a questi excursus più crudi e veloci, come nel caso della title track, troviamo inserito il mai dimenticato pianoforte, il nucleo stesso dell’espressività musicale di Nhor da sempre, che oltre ad introdurre l’album con il suo gocciolare laconico e sentito, si fa anche apripista per pezzi dalla allungata carica black (Patient Hunter, Patient Night), o parte integrante delle collose e lente nenie blackgaze (Rohmet Etarnu), congiungendo l’emozione ambient del passato con la più recente rabbia primigenia. Nhor segnala anche la presenza di una registrazione fatta nel folto della foresta ad Est della sua casa, lasciata riprodurre in sottofondo per l’intera durata dell’album e non del tutto chiara durante l’ascolto. Forse c’è, o forse no. Forse è semplicemente il suono atono del vuoto, quel ventre immenso dal quale nasce ogni cosa, emozioni ambient, melodie aggressive, sospensioni sideree di chitarra, insomma la nuova forma del suono di Nhor che riesce finalmente ad unire Spazio e Natura, leggerezza e durezza, sospensione e crudezza.

A due anni di distanza da questo connubio di aggressività e delicati passaggi acusticamente struggenti, Nhor torna nuovamente sulle scene con Momenta Quintae Essentiae, ulteriore regalo prezioso che ancora una volta fa deragliare l’approccio musicale del progetto verso rinnovati lidi emozionali composti da una danza a due tra chitarra acustica e pianoforte, un ritorno alle origini sentito ed improntato nuovamente nel mettere in musica gli astri notturni, eterna ossessione di questa figura mitica del panorama ambient/folk contemporaneo. Unico nel suo genere, quello dell’artista inglese rimane a tutt’oggi un progetto vitale e complesso.

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