Recensioni

C’era una volta un frontman che durante un concerto della sua band nota sotto il palco una giovanissima fan vestita da pappagallo che canta a squarciagola tutti i testi delle sue canzoni, e così le dedica una cover di David Bowie. I due si conoscono e alla fine band e giovane fan realizzano un disco assieme. Una moderna favola contemporanea a cui sarebbe difficile credere se dietro non ci fosse lo zampino di Wayne Coyne, incline a visionari progetti di tal fatta (vedi gli Space Bubble Concert), e dei suoi Flaming Lips.
Where the Viaduct Looms è l’happy ending della storia che ha visto Coyne proporre a Nell Smith di registrare assieme alcune cover di Nick Cave, visto che la quattordicenne non conosceva affatto il cantautore australiano e non poteva avere quindi preconcetti su come cantare i brani. Il primo singolo diffuso lo scorso anno – la reinterpretazione di Girl In Amber – riceve non solo l’endorsement di Cave, ma anche un suo commento che offre una linea interpretativa del progetto molto interessante: Nell riesce a cantare queste canzoni con un distacco molto particolare. Una prerogativa ben visibile e capace di far brillare le nove hit scelte di una luce diversa, virando il sound scuro del Bad Seeds verso dinamiche psych pop personali, infarcite di dettagli deliziosi e ammantate di un candore ottimista, prima del tutto inedito negli originali: dalla sopracitata Girl In Amber all’ottimo mix di soul, rock, Lips e Antony (and the Johnsons) di O children, passando per la murder ballads The Kindness Of Strangers e fino alle sospensioni gospel di No More Shall We Part che scivolano su nuove armonizzazioni liquide. O ancora nell’inquietudine trasformata in qualcos’altro di Red Right Hand, nel pop schietto e innocente di Into My Arms, mentre The Ship Song rivive con uno spirito talmente differente e luminoso che invece che una cover pare scritta ex novo (il pezzo migliore del lotto). Nessun effetto karaoke o Zecchino d’Oro, quindi, ma reinterpretazioni che sembrano guidate dalla volontà di inquadrare la sofferenza in un contesto gestibile per scalfirne il peso.
Un disco che non cambierà la storia della musica ma darà comunque grande soddisfazione ai fan dei Lips, una band che come una macchina da guerra riesce ad affrontare tutte le sfide più improbabili che le passano per la testa raggiungendo sempre pregevoli risultati. Il valore del retroscena, invece, è inestimabile.
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