Recensioni

7.2

La scorsa estate, Jorja Smith ha pubblicato un singolo: si intitolava All Of This e l’artista britannica lo presentava sui social con la frase «Piano to the world». Un milione di streaming su Youtube, altri quattro su Spotify. Certo non sono numeri da capogiro, nel 2021, ma il pezzo ha creato comunque un certo fermento nella scena amapiano sudafricana. «Piano to the world», infatti, è una sorta di adagio usato spesso dai producer dei sobborghi di Pretoria, Johannesburg, e altre grandi città come auspicio per la consacrazione internazionale di un genere relativamente recente ma già diffusissimo nel paese. All of this è a tutti gli effetti un brano costruito sulle medesime coordinate e, vista la visibilità di Smith non soltanto in UK, farebbe pensare a un definitivo espatrio dell’amapiano: eppure in molti hanno percepito la sua come un’operazione quasi predatoria (passatemi il termine), visto che per la produzione non ha coinvolto nessun dj sudafricano della scena, ma ha invece collaborato con il ghanese GuiltyBeatz

In realtà, preoccupazioni a parte (en passant, Jorja Smith e soci hanno accolto parte delle critiche facendo realizzare una serie di rework a producer sudafricani), questo All of This-gate non è che un sintomo di un fenomeno ormai in atto, prova ne sia anche l’evento King of Amapiano di Manchester, svoltosi a fine agosto con un gran successo di pubblico. Che sia o no una delle next-big-thing in ambito di una certa dance spendibilissima commercialmente parlando (l’avete sentita tutti Jerusalema, e per molti versi viene dallo stesso substrato), la pubblicazione da parte di Awesome Tapes from Africa dell’esordio dei Native Soul è un’altra tessera del puzzle. L’etichetta fondata da Brian Shimkovitz nel 2006 aveva già proposto l’esordio di un altro produttore del genere, Teno Afrika, lo scorso anno. Quello dei Native Soul è un disco – realizzato da due giovanissimi (Kgothatso Tshabalala ha 19 anni e Zakhele Mhlanga 18) – che si pone senza tanti sbrodolamenti come vero e proprio compendio dell’amapiano, a presidio della sua natura più “classica” e prima delle sue (auspicate) filiazioni e (sacrosante) divagazioni. 

Come pressoché tutta l’elettronica sudafricana, anche questo è un genere che prende le mosse dalle ritmiche tradizionali che all’inizio degli anni ‘90 si sono coagulate sotto i bassi del kwaito e che in seguito hanno fatto da colonna vertebrale allo shangaan. Bassi preponderanti, ritmiche sincopate, produzioni “plasticose” figlie di software audio basici e di non troppi fronzoli dal punto di vista tecnico, dalle quali più di recente, nelle township sudafricane, sono spuntati prima il gqom – incarognita degenerazione del kwaito e, a ruota, l’amapiano. Due facce della stessa medaglia o se vogliamo la stessa cosa fatta a velocità diversa e resa a tratti meno cupa dal piano mutuato italo house e dall’organo nel secondo dei due.

Teenage Dreams si apre proprio con quello che è a tutti gli effetti un manifesto (The Beginning): quasi otto minuti ossessivi tinteggiati qua e là da incursioni di sintetizzatori, percussioni, persino qualche drop a movimentare un po’. E poi via così, il disco si srotola su questi binari chiari fin da subito: dentro a questo pulsare ritmico che si fa quasi ritualistico c’è la tensione di una suspance ora “scolastica” (The Journey e la title track), ora comunque motore propulsivo di dodici tracce che non scendono mai sotto i cinque minuti, e pur non raggiungendo mai climax paiono sempre indirizzate verso qualcosa. Non è chiaro cosa sia, è come vedere all’orizzonte una sagoma all’imbrunire (passaggi cinematografici come su United as One sembrano quasi strapparla all’oscurità) senza riuscire ad afferrarla, con insieme il timore di essere afferrati. Un esordio che fa del suo complesso la propria forza, un’ora e venti dalla quale uscire con l’impressione di aver attraversato un movimento unico dall’inizio alla fine, sempre uguale a se stesso e al contempo quasi mistico. 

Non è chiaro dove li (e ci) porterà l’amapiano, sta di fatto che è ormai salpato dal Sudafrica e questo esordio dei Native Soul è un buon invito a non perderlo di vista. 

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette