Recensioni

5.8

Erano partiti con grinta dal grunge pop (Un piano per fuggire), poi abbandonato per un pop rock stile Muse (Diversamente come?). E ora che anche i Muse possono considerarsi dimenticati, rimane ben poco di rock fra gli interruttori del trio torinese Nadàr Solo; in radio un album come FAME dovrebbe quantomeno rilassare frotte di formichine auto munite in coda su raccordi e tangenziali. Un certo flirt con la scuola romana (Akai) non giustifica facili scambi e teneri ammiccamenti (Jack lo stupratore), anche se episodi riescono ad illuminare in maniera efficace (La gente muore) e con una dose di scortesia vincente che non gusta mai (La vita funziona da sé, Piano piano piano).

La scrittura pulita non crea però quello scatto atteso (Cara madre). La sensazione che tutto scorra, che tutto rimanga sospeso in una bolla di pop-sapone, distrae da certe cose proprio di risulta adolescenziale (Ricca provincia). Se era dai testi che ci si aspettava una reazione, visto il sound oramai quadrato, si rimarrà un po’ delusi anche lì.

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