Recensioni

Dopo Un piano per fuggire, il sophomore presentato tre anni fa, i Nadàr Solo di Matteo De Simone tornano con Diversamente, come?, disco che prende le distanze dal punk-noise degli esordi per giungere a un rock più tradizionale.
Parafrasando, si potrebbe aggiungere: tradizionale, come? La formula proposta dal trio è quella – classica, sicura, in certi casi pure abusata – di un mix tra elettricità e melodia, nella quale si intravede l’obbiettivo di raggiungere una fetta più ampia di pubblico e maggiori passaggi in radio. Per intenderci: il modello internazionale potrebbe essere quello ormai ultra-collaudato dei Muse, ma non mancano nemmeno i numi tutelari di quel rock italiano che piace tanto all’amante dell’hype quanto a quello del mainstream, e dunque via con Verdena, Ministri, Marlene Kuntz, Il Teatro Degli Orrori.
Questi ultimi li ritroviamo ne Il vento, brano scritto a quattro mani con Pierpaolo Capovilla e che esemplifica la direzione generale del disco: rock ad alto volume costruito sugli accordi di chitarra-basso-batteria, ritornelli accattivanti, mood malinconico/adolescenziale (I tuoi orecchini, La ballata del giorno dopo). Ma non mancano neppure episodi maggiormente elettrificati: l’attacco in synth-wave di Le ali pare presa direttamente dai Franz Ferdinand con l’amplificatore al massimo, seguita dal crescendo di Non conto gli anni, altro esempio di quella abilità da aggancio radiofonica di cui sopra.
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