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A metà degli anni Sessanta, John e Dominique de Menil, una coppia di collezionisti d’arte di Houston, commissiona al pittore loro amico Mark Rothko un ciclo di tele per una cappella aconfessionale che si sarebbe dovuta costruire nella loro città, come luogo di meditazione aperta a persone di qualunque religione. L’edificio ottagonale è completato nel 1971, quando oramai Rothko è già scomparso, ma quattordici sue opere ne costituiscono l’arredo pittorico. La coppia di eccentrici amanti dell’arte decide allora di chiedere a un altro amico, Morton Feldman, di comporre una musica ispirata alle tele di Rothko per accompagnare la meditazione, che viene eseguita pubblicamente, proprio nella cappella, nel 1972. Questa la genesi del brano per viola, percussioni, celesta e coro di quasi mezz’ora (praticamente niente, nella scala del compositore) che rappresenta il piatto forte di questa nuova release ECM realizzata dall’ensemble Da Camera di Houston, con il sostegno dello Houston Chamber Choir.
Rothko Chapel, per stessa ammissione del suo compositore, è lo sforzo di trasporre in musica la stasi e l’immersività meditativa che scaturisce dalle opere di Rothko. Caratteristiche che non mancano anche alla cappella, dove le tele di grandi dimensioni tendono a inghiottire l’osservatore. La scelta della strumentazione è attenta e calibrata perché la musica possa riempire adeguatamente gli spazi, ma anche perché non sia più udibile a una certa distanza. I quattro movimenti, come l’idea di pittura di Rothko, sono un dialogo e una compenetrazione di elementi delle avanguardie novecentesche con il classico. La melodia per il soprano, per esempio, è ispirata alla commemorazione funebre per Igor Stravinsky, mentre altre parti strumentali si ispirano alle musiche ebraiche. Ma in tutto il brano si sentono gli echi dei cori greci.
La bravura dell’ensemble Da Camera, soprattutto nella viola di Kim Kashkashian, così lirica ed espressiva, sta tutta nel rispettare la partitura riuscendo a infondervi la propria personale interpretazione. Il gioco dei volumi, per esempio, è un delicato equilibrio che riesce efficacemente a generare quel tipo di immersione nella musica che Feldman andava ricercando. Un ascolto attento permette di entrare in una dimensione prettamente meditativa anche a casa propria (provare con le cuffie).
Completa il disco un percorso tra Erik Satie e John Cage in cui le scelte operate da Sarah Rothenberg, la leader dell’ensemble, ripercorrono gli intrecci tra la fine dell’Ottocento e le avanguardie storiche: un’ipotesi di avvicinamento “morbido” a certe sonorità e a certi concetti musicali. In più, rispetto ad altre opere di Feldman, Rothko Chapel contiene più di una melodia vera e propria, dimostrandosi un punto di accesso ideale per scoprire uno dei geni del Novecento.
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