Recensioni

4.5

Dopo la reunion con The Hacker nel 2009 nel prescindibile Two e qualche apparizione su dischi di artisti e producer affini al mondo electro (vedi ad esempio Tides of Mind di Oxia), Caroline Hervé torna con un nuovo disco, che cerca di migliorare le sorti rispetto al deludente BatBox nel 2008. Il nuovo Calling from the Stars è il primo album prodotto e scritto interamente dalla DJ e musicista di Grenoble. La gatta sul tetto che scotta non si accontenta di un normale LP e punta addirittura sul doppio album.

La prima parte gravita sulla più familiare orbita clubbistica, e non sarebbe nemmeno malaccio, vedi le camere squadrate di Bassline, i pompaggi declamati di Maneki Neko o le atmosfere synth-ambient ’80 di Eleven. Il secondo disco, che in press viene descritto come un “viaggio insolito attraverso i suoni techno ambient vicini alla serie Artificial Intelligence della Warp, ispirato alla fisica quantistica e alla campagna francese”, è di una bruttezza imbarazzante. Magari fosse solo lontanamente paragonabile a quelle compilation del 1992 che hanno fatto la storia dell’elettronica d’Albione! La Kittin qui rasenta il ridicolo, con tappetini di synth (che ricordano alla lontana i Kraftwerk, i Tangerine Dream o la peggior IDM) e qualche parola declamata con il deboscio che la contraddistingue ormai da vent’anni e che ha decisamente stufato. Per finire c’è pure una cover di Everybody Hurts dei R.E.M.: la goccia che fa traboccare il vaso.

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