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Il suo nuovo disco si chiama Endless Summer Vacation, ma a dispetto del titolo Miley Cyrus sembra aver lasciato i panni della ribelle festaiola per una nuova, matura, fase della sua vita. La cantante stavolta si muove su una terreno più pop, provando a sperimentare con i generi ma senza osare davvero. Continua a muoversi, cioè, nei perimetri della sua comfort zone, confermando se non altro le sue incredibili doti vocali.

La carriera di Miley Cyrus sta percorrendo una parabola che ha interessato altre popstar (rigorosamente donne) prima di lei: in Bangerz la vedevamo debuttare come pop(meme)star, in And Her Dead Petz strizzava l’occhio all’“indie”, mentre in Younger Now si era cimentata con l’inevitabile country delle sue origini, quelle immediatamente post Hannah Montana. È difficile non notare una sorta di ciclo naturale che, dopo una fase di riflessione, riporta queste giovani donne sempre al punto di partenza ma con una nuova maturità artistica. Lo abbiamo visto in Taylor Swift, anche in Avril Lavigne che con il suo ultimo album (Love Sux, 2022) ha già completato il suddetto cerchio ed è tornata alla sé diciottenne. Un processo spontaneo? Sicuramente dietro c’è (anche) il lavoro di schiere di navigati produttori: nel caso di Endless Summer Vacation, Cyrus si affida a Mike Will Made-It, Greg Kurstin, Tyler Johnson e Kid Harpoon.

Questa squadra è riuscita a infilarsi (un po’ per fortuna, un po’ per capacità di leggere i tempi) in una stagione di donne arrabbiate e deluse, basti pensare al BZRP Music Session #53 di Shakira. Ma se la cantante latina perde di credibilità con un testo controverso, Cyrus trionfa con un pezzo catchy, un inno all’indipendenza femminile e affettiva: Flowers. Un brano che parla del suo ex-marito, Liam Hemsworth, e degli episodi che hanno costellato la loro breve relazione (tra cui la distruzione della loro casa a Los Angeles, distrutta nell’incendio di Woolsey divampato in California nel novembre del 2018.).

Non è un caso che la canzone d’apertura e di anticipazione del disco sia uscita nel giorno del compleanno di lui. Una piccola rivincita insomma. E per essere sicura che i fan recepissero il messaggio, nel testo Cyrus recita in maniera ossessiva: I can love me better. Insomma, piacciono molto le piccole vendette alle donne di questa stagione, che fanno delle operazioni di marketing ben precise. Anche Lana Del Rey, qualche mese fa, mostrava sui social l’unico manifesto del suo nuovo album affisso negli States, ed era nella città del suo ex fidanzato. Con tanto di caption: “È personale”. Così come Kali Uchis ha augurato di recente delle rose all’ex affinché “possa ancora sentirne l’odore”.

Non appena ci si lascia alle spalle la hit del disco, Miley Cyrus si immerge in una serie di brani che spaziano dal pop-funk al r’n’b, con più incursioni nel caro e vecchio country della sua madrina, Dolly Parton. Vuole, insomma, seguire la scia del pop d’autore, che tanto va di moda adesso (basti pensare alla già citata Taylor Swift o ad Harry Styles). Del pop mainstream, Endless Summer Vacation ne eredita anche i difetti, incluso il tentativo di un concept che si traduce in un corpo poco coeso, che non sta in piedi.

Non si capisce bene dove stia la divisione tra AM e PM alla base del progetto: stando alle intenzioni della cantante, la prima rappresenta l’energia, la bellezza delle nuove possibilità, la seconda invece è votata all’introspezione ma anche al luccichio, al glamour. Jade, ad esempio, la seconda traccia dell’album, potrebbe rappresentare entrambi i mood dell’album, con la voce che esplode nel ritornello a dar peso a un testo che parla di rimpianto, ma sorretto da una sonorità soft rock.

Tra i brani migliori dell’album c’è Rose Colored Lenses, che si permette qualche libertà in più dal punto di vista musicale. Peccato che Miley Cyrus abbia dato il meglio già alla terza traccia, perché quello che segue è una bomba inesplosa, un’emozione contenuta, un lavoro che resta nella comfort zone dei cliché del pop nonostante gli accenni di inventiva qui e là.

È un peccato soprattutto perché la sua voce è potente, piena di rabbia, come dimostra nel featuring con Sia in Muddy Feet, che mescola pop, un pizzico di blues e l’energia rock o in una dimenticabile Wildcard. Le sue emozioni traspaiono più dalla voce che non dalle strofe, che se da un lato attestano esplicitamente sentimenti di sofferenza, dall’altro non riescono ad andare oltre il minimo sindacabile.

Cyrus si concede anche qualche sentimento più positivo, come in River Handstand dove fa allusioni sessuali in cornici di pop sintetico molto anni ’90. Del resto, Miley Cyrus è pur sempre una nostalgica, e stavolta le sue icone sono quelle degli anni ’90/ inizio 2000, soprattutto la Kylie Minogue di Can’t get out of my head: si può dire, in effetti, che Cyrus declina il mood di Fever in testi più introspettivi. Soprattutto nell’ultima traccia, Wonder Woman, una ballad piano e voce che con una semplice melodia esprime voglia di rivalsa. Un po’ il manifesto di questo album che si chiude, dunque, con una nota positiva. 

Endless Summer Vacation è esattamente l’evoluzione che ci si aspettava da Miley Cyrus, che non abbandona del tutto la voglia di glam-rock del precedente Plastic Hearts ma preferisce inserirsi in un contesto pop più adulto. Forse perché in questa fase della sua vita ha bisogno di qualcosa di più solido, di una struttura sicura su cui appoggiarsi. Forse Miley Cyrus sta ancora processando i traumi e le sofferenze del divorzio, e stavolta non ha bisogno di ribellarsi ma delle mani esperte di co-writer e produttori che un disco inattaccabile glielo hanno tirato fuori, ma indimenticabile neanche un po’.

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