Recensioni

Destino strano quello della storia discografica dei toscani Metzengerstein. Il primo vagito Albero Specchio era stato pubblicato su nastro in edizione limitata dalla Sonic Meditations di Justin Wright a.k.a. Expo 70 prima di passare su bellissima edizione vinilica per la campana Harsh. Ora tocca a Alchemy To Our Days, il comeback pubblicato guarda caso su nastro dalla bolognese Yerevan Tapes – etichetta sorella della Avant! – lo scorso anno e che arriva ora alla versione vinilica per Kohlhaas. Anche questa, come nel caso di quella di Albero Specchio, è in versione colorata (giallo trasparente, per l’esattezza) e con un artwork completamente ripensato opera di Moallaseconda, le cui forme astratte ben si addicono alle musiche composte dai tre Metzengerstein, Devid Ciampalini (basso, percussioni, voce), David Lucchesi (chitarra) e Federico Luti (batteria), rievocandone il senso di danza ritualistica e trascendente.
Per ciò che riguarda la musica, ovviamente parlando di ristampa pura priva di aggiunte e/o bonus, ritroviamo le sei tracce del nastro, e pertanto un sound più frikkettone e ritualistico, almeno rispetto al citato esordio, impreziosito dagli inserti degli ospiti – i field recordings catturati a Gerusalemme da Giovanni Lami in Burāq, il sax di Virginia Genta in Conversion To Wha Wha, la tromba di Marco Baldini su Inlay Fern – ma in grado di reggersi benissimo da sé. Tra mantrici trip trascendenti come nella citata opener Burāq o in Black Son From The Ashes, acide escursioni freak-psych (Conversion To Wha Wha), estatiche visioni (Peak Of Meditation) e ossessioni circolari (Inlay Fern) i Metzengerstein si confermano tra i migliori acid-occult-freak trippers d’Italia.
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