Recensioni
Rotonda del Lungomare, Taranto
Nick Cave & The Bad Seeds
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Domenico Lonigro
- 20 Giugno 2022

«Just breath! Just breath! Just breath!». Nelle due ore in cui ha infiammato il palco del Medimex di Taranto, Nick Cave lo ha ripetuto spesso: alle oltre seimila persone che hanno continuato ad assieparsi nella Rotonda del Lungomare fino all’ultimo minuto. Ma anche, e forse soprattutto, a sé stesso.

Di respirare, infatti, avevano un gran bisogno i bad seeders, a quattro anni dall’ultima data in Italia dell’artista australiano (a Lucca nel luglio 2018), ma per larghi tratti dell’intensa esibizione di ieri sera è sembrato che un gran bisogno lo avesse anche Cave: il bisogno di ritrovare l’estasi cruda e violenta dell’esibizione dal vivo, dopo un anno e mezzo di pandemia trascorso a comporre musica e non solo. Due album — lo sperimentale Carnage e il secondo volume delle B-Sides & Rarities — e un documentario — This Much I Know to Be True, il secondo a firma di Andrew Dominik dopo One More Time With Feeling del 2016 — non hanno evidentemente placato Re Inchiostro. Tutt’altro.

Quando sale sul palco alle 21.15, preceduto come sempre dai Bad Seeds — con in testa Warren Ellis, maestro di cerimonie — Cave mette subito le cose in chiaro: non sarà come quattro anni fa. E infatti non è stato come a Lucca: il rituale catartico dello Skeleton Tree tour, officiato dallo sciamano della scena musicale contemporanea, ha lasciato spazio a una frenetica altalena rock il cui ritmo è stato scandito dalle movenze di un artista capace più che mai, a 64 anni, di orientare le mani, gli sguardi, le voci e i volti di migliaia di persone.
Cave si scatena da subito sulle note di un trittico esplosivo che conferma una volta di più quale poliedricità lo caratterizzi: in tour dopo un album dalle atmosfere soffuse come Carnage — anche se non eteree come quelle di Ghosteen né cupe come quelle di Skeleton Tree — la band australiana suona senza sosta un trittico dagli accenti post punk — Get Ready for Love, There She Goes My Beautiful World e From Her to Eternity — prima di concedere la prima pausa al pubblico, con due classici come O Children e Jubilee Street.

«As far as I’m concerned, this one is for everyone who’s in here», dice introducendo O Children e iniziando così a costruire un legame che dura più di due ore col pubblico di Taranto: dalla prima fila qualcuno risponde porgendogli un mazzo di fiori e lui, che si era appena allontanato, sorride e torna indietro per raccogliere il dono. Altri ne riceve nel corso della serata: perché tra Bright Horses — «You’ve confirmed my suspicions: this one is a fucking masterpiece» — e Carnage, Cave riduce l’intensità dei decibel eseguendo in piano solo I Need You e Waiting for You dopo aver raccolto un ritratto dalle mani di una fan.
Quelle mani dalle quali gli riesce impossibile star lontano per più di qualche secondo: il contatto è costante, soprattutto quando il ritmo dell’esibizione torna a crescere. Tupelo, Red Right Hand e The Mercy Seat rafforzano il magnetismo che porta l’artista australiano a sporgersi sempre più sulla folla, sin quasi a camminarci sopra quando, dopo The Ship Song, Warren Ellis scandisce i primi accordi di Higg’s Boson Blues.
Il gran finale, con City of Refuge, è una esplosione liberatoria: la tensione accumulata grazie al supporto di una sezione ritmica impeccabile — con Jim Sclavunos, Toby Dammit e Martyn Casey che sembrano un’unica entità — si scioglie nel coro gospel che raggiunge Nick al centro del palco per intonare White Elephant.

Il bis, tanto atteso quanto invocato dal pubblico, conferma quella che è stata la setlist delle ultime date, inclusa quella al Primavera Sound Festival di quindici giorni fa: la classica Into My Arms, cantata per intero dai fan che così strappano più di un sorriso a Cave, la b-side Vortex e Ghosteen Speaks suggellano una esibizione memorabile che impreziosisce il Medimex 2022.
Nick Cave e i suoi Bad Seeds sono tornati: non erano mai andati via, neppure nei mesi più difficili degli ultimi due anni. Ma animati da una simile intensità, forse, non si erano mai visti.

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