Recensioni
Sull'onda del futuro
Medimex 2021
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Michele Casella
- 20 Settembre 2021

L’onda lunga del Medimex 2021 ha da poco lasciato Taranto, ma l’eco del suo infrangersi è ancora vivo in coloro che vi hanno partecipato. Sono state infatti le “onde” a fare da protagoniste in questa edizione, le new wave che nel corso dei decenni si sono avvicendate prima attraverso i solchi del vinile e poi per mezzo dei broadcast web. Proprio il confronto fra analogico e digitale ha dunque caratterizzato buona parte dei talk, degli incontri e degli approfondimenti di questa music conference, divisa fra l’imprinting sonoro degli anni ’80 e i nuovi stilemi dei nostri anni ’20. Da una parte, le leggende del rock sono state celebrate con mostre fotografiche, presentazioni di libri, proiezioni di lungometraggi e installazioni multimediali, dall’altra le nuove leve del suono italico sono state al centro di laboratori, dibattiti e incontri d’autore in cui si è unita la divulgazione tecnica al dibattito contemporaneo.
La Gran Bretagna ha fatto da faro nella comprensione e interpretazione del suono dei nostri giorni, in particolare con due mostre di particolare valore storico ed esperenziale: la prima a firma di Kevin Cummins, con il titolo Joy Division and Beyond che raccoglie oltre 50 fotografie ai sali d’argento in cui appaiono la band di Unknown Pleasures, i fondamentali New Order, Smiths, Stone Roses ed Happy Mondays fino ad arrivare ai giovani Oasis al tempo del debutto. Un percorso assolutamente d’impatto, che proprio nella figura di Ian Curtis e nel suo teso pallore fa percepire l’urgenza espressiva non solo di una band, non solo di una città come Manchester, ma di un’intera generazione folgorata dall’irruenza di un nuovo modo di intendere il rock.
La seconda mostra ha invece riguardato l’esperienza live a cavallo fra due città, Taranto e Bari, e due decenni, ’80 e ’90, esponendo gli scatti di storici concerti di Simple Minds, Ultravox, Bauhaus, Tuxedomoon, Style Council, Cure e altri. Pictures of you sintetizza la straordinaria stagione musicale vissuta dalla Puglia nell’epoca della New Wave, un tributo rafforzato dallo spettacolare mapping 3D WAVES, opera di Hermes Mangialardo e Valentina Iacovelli che letteralmente anima con audio e video la facciata del Castello Aragonese di Taranto. Ma la new wave italiana è stata anche oggetto di confronto attivo sia nel talk, a cui hanno partecipato Oderso Rubini, Ciro Pagano, Fabio Luzietti, Garbo, Enzo Mansueto, Stefano Senardi, Random e Carlo Massarini, sia negli incontri del Medimex Book Stories.
Il livello internazionale di questo Medimex è stato garantito dalla presenza in streaming di artisti del calibro di Laurie Anderson, Joe Talbot e Alan McGee, che hanno anticipato la proiezione di film legati direttamente ai loro percorsi artistici. Anderson ha infatti introdotto il notevole documentario Sisters With Transistors (della regista Lisa Rovner), in cui la sua narrazione vocale la pone come diretta erede delle donne che hanno rinnovato nel ‘900 l’uso dell’elettronica in un mondo completamente maschile. Talbot ha naturalmente presentato Don’t Go Gentle: A Film About Idles (di Mark Archer) mentre McGee ha introdotto al pubblico Creation Stories (di Nick Moran), il biopic sulla sua Creation Records.
Sul fronte italiano sono di rilievo i nomi che hanno accettato di mettersi in gioco, chi attraverso la classica intervista, chi svelando le proprie tecniche professionali all’interno di veri e propri workshop. Da Ligabue a Malika Ayane, da Max Casacci a Gaia, passando per la nuova generazione di Gemello, Aiello, Coma_Cose, Psicologi e Speranza, tantissimi sono stati i musicisti che hanno preso parte al Medimex in questa edizione contingentata. Serratissima è stata dunque la proposta di laboratori di base e avanzati, dedicati alla filiera della musica con approfondimenti su songwriting, ingegneria del suono, fotografia, comunicazione e promozione, management e tanto altro.
Seppure in questa versione ibrida, in cui i collegamenti via web si sono alternativi agli eventi in presenza, un importante segnale è stato dato dagli showcase realizzati nello Spazioporto di Taranto, il luogo che ha ospitato 3 serate di live rispettivamente dedicate alla scena indie/pop/rock, alla world music e al jazz. A calcare il palcoscenico sono stati gli artisti pugliesi afferenti alle produzioni finanziate da Puglia Sounds, il programma della Regione Puglia per lo sviluppo del sistema musicale regionale. All’interno di questa vera e proprio ondata di suoni di estrazione decisamente eterogenea si è potuto assistere alla presentazione di nuovi album (Erika Mou, Stain, Underworld Vampires), rielaborazioni della tradizione (Radicanto, I Tamburrellisti Di Torre Paduli, Mascarimirì e un po’ tutta la frangia di band folk), tributi (Armstrong & The Monwalkers per David Bowie) e tantissima contaminazione, specialmente nel jazz di Roberto Ottaviano, Gaetano Partipilo e Kekko Fornarelli.
Il 2021 del Medimex dimostra ancora una volta che la musica non è solo suono e non va fruita solo con le orecchie. Nelle musiche del mondo confluiscono innanzitutto narrazioni e visioni, coraggio e introspezione, che vengono fissate attraverso l’iconografia artistica e la multimedialità, il passaggio di competenze e l’empatia creativa. In questo difficile e spesso doloroso periodo di limitazioni Covid, i mestieri della musica sono stati senza dubbio fra i più bersagliati dalle normative di restrizione, una scelta non solo incomprensibile ma spesso degna di biasimo.
Per un 2020 che aveva minato le incerte fondamenta di un’intera filiera, l’avvento del 2021 sembra aver definitamente messo all’angolo coloro che fanno della cultura la propria ragione di vita professionale. La promessa del Medimex per il 2022 è di riportare la musica alla sua dimensione naturale, quella del live e della con giunzione fra artisti e pubblico. Costruire oggi le premesse per il futuro è stato un atto non solo dovuto, ma di impegno e responsabilità.
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