Recensioni

6.5

Ci eravamo lasciati due anni fa con Maya Jane Coles, alla prima prova lunga a nome Nocturnal Sunshine, dove si era dedicata alla sua personale esplorazione delle oscurità britanniche, tra bass music, breakbeat, dubstep e influssi technoidi. Un buon disco, ma nulla più di un esercizio stilistico e sperimentazione fine a se stessa, seppur di classe. Altra faccenda, invece, questa nuova opera col nome di battesimo, che arriva a quasi un decennio dall’esordio su Dogmatik e a un lustro dal valido DJ Kicks (2012) seguito un anno più tardi dal non eclatante debut Comfort. A suon di house, indagata sia sul versante deep che nei rami più techno, la Coles è passata da promessa a reginetta della UK House, posizionandosi qualche anno fa in una invidiabile zona d’ombra a metà tra Katy B e Steffi (e se proprio vogliamo citarla, anche Nina Kraviz, perché no).

Night Flight, seconda prova sulla lunga, anzi lunghissima, distanza (quasi due ore di musica), è, a detta della producer anglo-nipponica, il suo lavoro più ambizioso, curato nei minimi dettagli, dall’artwork alla produzione. Un doppio album che, volendo essere sintetici, si divide idealmente – e non potrebbe essere altrimenti – proprio in due parti. Partiamo dalla sponda più interessante, ovvero la prima, una variopinta tavolozza downtempo colma di suggestioni etniche e (a tratti) baleariche, bassline morbide, qualche 8bit e un diffuso mood agrodolce (battendo anche territori vicini ai Depeche Mode), dove la Nostra riesce a tessere melodie vocali ficcanti, sensuali e incisive (non chiamatela house). La seconda parte dell’album spinge l’acceleratore sul dancefloor, giocandosi deep e smalti UK garage a loro modo profondamente pop ma troppo asettici per fare davvero la differenza.

Il solito lavoro ben fatto ma nulla più, una discreta raccolta di tool per DJ a cui piace vincere facile.

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