Recensioni

Le voices dovreste farvele da voi, nel senso che nel secondo capitolo di Max Richter a esse dedicato non ne troverete, visto che di album interamente strumentale parliamo. Però lui un’indicazione la dà: mettetevi comodi all’ascolto e prendete, su internet o dove volete, la Dichiarazione universale dei diritti umani, poiché questo nuovo lavoro del compositore britannico, ma nato in Germania, ne rappresentano l’ideale sottofondo sonoro.
Lui, per intenderci, è quello – tra le altre cose – della meravigliosa colonna sonora del film d’animazione israeliano Valzer con Bashir, che nel pieno delle turbolenze nei Territori degli anni ’00, tra Seconda intifada, nuova guerra del Libano e operazioni militari dal nome bieco come Piombo fuso, fece conoscere al mondo le nefandezze commesse dall’esercito dello Stato ebraico all’inizio degli anni Ottanta, che poi erano le stesse del periodo corrente.
Logico quindi che al tema dei diritti umani, Richter non potesse essere indifferente. «Se le persone riescono a trovare del tempo per leggere quel testo e poi, nella seconda parte del disco, riescono anche a trovarne un po’ per riflettere su ciò che hanno letto, per me è un risultato perfetto», ha affermato lui a proposito dell’intero progetto Voices.
Già, perché se nel primo capitolo – pubblicato l’anno scorso – i vari articoli della Dichiarazione risuonavano in tutta la loro maestosità mediante il fiato delle voci narranti (o meglio, “leggenti”), in questo Voices 2 i minimali panorami sonori modern classical creati dal Nostro risuonano come in una valle inabitata che si contempla dalla cima di un monte. Dieci composizioni di stampo ambient, contemporaneo, sperimentale, dal piglio solenne, etereo, evocativo (e dai titoli abbastanza programmatici: Solitaries, Little Requiems, Mercy Duet…), tra piano, tastiere, organi e – ovviamente – synth (sennò che contemporaneo sarebbe). Dieci pièce che ispirano la mente, riempiono l’anima, entrano nelle vene e le percorrono doppiando il sangue. Rinascita, alba, nuovo inizio, nuova vita e armonia con la natura, ché l’uomo ne è elemento portante. Perché l’essere dotati di razionalità non è in contraddizione col far parte della natura e anzi dovrebbe essere proprio la razionalità a responsabilizzarci come sommi custodi della terra che ci accoglie.
Ma se non rispettiamo noi stessi non potremo mai rispettare la natura. «Everyone has the right to life, liberty and security of person», recita l’Articolo 3 del testo pubblicato nel 1948 che campeggia in bella evidenza sul sito della Nazioni Unite. Quando gli U2 quelle parole le facevano scorrere sugli schermi del loro Vertigo Tour li accusavano di piaggeria o, nei casi migliori, li prendevano per il culo. Chissà che stavolta, sotto le insegne della musica “colta”, il messaggio non passi davvero. Ma alla fine di tutto la domanda è una sola: alla luce del mondo di oggi, non siamo forse regrediti rispetto a settant’anni fa?
Amazon
