Recensioni

7.2

A tre anni da Alchemaya, il mondo che accoglie la nuova fatica di Max Gazzè non è più lo stesso. Non lo è per ovvi motivi: nel mezzo c’è una pandemia che continua a indirizzare le nostre scelte quotidiane e a farci vivere una vita a metà, spesso caratterizzata dalla reclusione obbligata e forzata, dall’esclusione dalla realtà circostante, dai contatti sociali ridotti al minimo. Così, in controtendenza rispetto a quanto fatto da molti colleghi di settore, i quali hanno in questo periodo cercato l’ispirazione o anche solo una valvola di sfogo nella produzione in solitaria, il nostro “Maximilian” ha riunito un collettivo di amici poi ribattezzato Magical Mystery Band dando vita al progetto di La matematica dei rami. Nato nello studio Terminal 2 di Roma, l’album è l’11esimo in studio per il cantautore romano, ma va letto come un lavoro d’ensemble come ben evidenziato da tutti i brani in scaletta.

Poco più di 40 minuti che ci riportano quasi a un vero e proprio concerto nel quale liberarsi e divertirsi grazie alla perfetta armonia raggiunta dal gruppo e all’equilibrio stilistico che pure spazia ed è capace di sorprendere con sperimentazioni (in)attese per l’11° disco in carriera, ma che sono ormai il marchio di fabbrica di un autore tra i più importanti nel panorama della canzone italiana degli ultimi 25 anni. Da Considerando a Figlia, Gazzè libera la sua solita e stramba fantasia, con il collettivo di musicisti alle sue spalle che ha il compito di dettare le “regole di contenimento” per quell’equilibrio cercato e trovato in termini di forma e ritmo; ci sono Daniele Silvestri, da sempre amico inseparabile, Fabio Rondanini (Calibro 35, Afterhours) alla batteria e alle percussioni, Gabriele Lazzarotti al basso, Duilio Galioto alle tastiere, pianoforte e sintetizzatori, Daniele Fiaschi alle chitarre e Daniele Tortora alla programmazione.

Si passa dalla frenesia delle prime tre tracce al lirismo donato alla cover di Del mondo (brano dei C.S.I. già portato dall’ensemble al completo all’ultima edizione del Festival di Sanremo), capace quasi 30 anni dopo la sua pubblicazione di donare nuove inflessioni in questa versione sicuramente personalissima e riletta magari alla luce della nostra “nuova normalità” («È stato un tempo il mondo giovane e forte»); i brani più colorati e caleidoscopici, rappresentanti di quello “stile Gazzè” che abbiamo imparato a conoscere e ad amare/sopportare, sono quelli nel mezzo (parliamo ad esempio di Le casalinghe di Shanghai, Il farmacista – il brano concorrente a Sanremo 2021 con tanto di trasformazioni sul palco dell’Ariston) e L’animale guida. L’ultima parte del disco è quindi dedicata alla riflessione, un momento di raccoglimento e di autoanalisi (come suggerisce anche il titolo del penultimo brano in scaletta), come ci riescono bene Attraverso e la bellissima chiusa con Figlia. Un Max Gazzè non più uno, ma multiplo di se stesso. Un Magical Mystery Gazzè, insomma.

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