Più che una cover, una sorta di omaggio sussurrato, un’invocazione a ciò che un tempo fu la canzone d’autore italiana, le possibilità offerte dalla scena rock tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta in quella miscela tra la pulsione di una rabbia a lungo sopita e la contemplazione, oppure semplicemente la presa di coscienza di un cambiamento in atto e inarrestabile. Erano i C.S.I. di Ko de mondo, quel Consorzio Suonatori Indipendenti nato dalle ceneri dei CCCP e che per parecchi anni ancora avrebbero regalato spiragli di speranza a un vasto pubblico di ascoltatori fedeli (parole quest’ultime scelte non a caso).
Questa fede è portata sul palco da Max Gazzè e dalla Magical Mystery Band (con il sodale Daniele Silvestri) in punta di piedi e con l’animo tremante di chi sa che sta per toccare con mano un oggetto mistico, che solo al tatto perde consistenza per trasformarsi in emozioni. L’arrangiamento è semplice, l’esecuzione gentile, il suono rimbomba sull’Ariston. È il suono di un tempo che non c’è più e mai più tornerà. È il suono dei C.S.I.
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