Recensioni

Il cinema di Matteo Garrone è sempre stato pervaso da quel realismo fiabesco capace di edulcorare o stravolgere racconti carichi di una crudezza quasi insopportabile e dal resoconto lucido di un ambiente molto spesso ostile e difficile con cui i vari personaggi della sua filmografia sono dovuti scendere a patti, nella maggior parte dei casi perdendo la loro battaglia e proclamando una resa incondizionata. Era già così ne L’imbalsamatore, ma il discorso è proseguito in maniera ascendente (per capacità di sintesi tra forma e sostanza) nei successivi Primo amore, Gomorra, toccando quindi l’apice assoluto nel grottesco di Reality, per estendersi in anni più recenti alla parabola narrata in Dogman.

In mezzo, la fiaba vera e propria, prima con Il racconto dei racconti, in cui l’estro visivo aveva decisamente la meglio su quello sostanziale, dove la scrittura era perennemente al servizio dell’inquadratura (non solo si tratta del film più ambizioso del regista romano, ma anche della sua maturità estetica e produttiva, in grado di sostenere un livello di ambizione simile senza scadere mai nella caricatura di certo cinema d’oltreoceano, ma al contrario rimanendo fieramente ancorato a un’identità solida e definita). Non stupisce quindi che uno dei tasselli successivi sia stato proprio quel Pinocchio così tanto ripreso in questi anni e in cui Garrone ha potuto riversare buona parte di quel suo io bambino che tanto avrebbe voluto emergere anche in opere meno adatte e non stupisce nemmeno che certi elementi fiabeschi e onirici siano diventati parte integrante non solo del suo stile di regia ma anche e soprattutto di un racconto, quello narrato in Io capitano, così difficile e importante al giorno d’oggi.

Nel suo ultimo e difficilissimo lavoro, Garrone sceglie consapevolmente di concentrarsi sul viaggio di due ragazzi che non scappano da nessuna guerra, da nessuna catastrofe naturale, ma che semplicemente maturano il desiderio di vedere il mondo, di diventare famosi e ottenere quello stesso successo che vedono riprodotto nelle varie stories e reels di Instagram e TikTok (e qui si ritorna a quella stessa distorsione della realtà già trattata in Reality). Spogliando il film di un pietismo che sarebbe risultato indigesto e anche tremendamente ricattatorio, Io capitano diventa un grido ancor più esplicitamente politico sia nei confronti di un’Europa che si professa ipocritamente globalizzata e aperta, sia per tutti coloro che decidono di partire da situazioni non facili non essendo minimamente consapevoli degli orrori che li attendono durante il viaggio:

«I miei due ragazzi vengon da una povertà dignitosa, qualcosa come l’Italia degli anni Cinquanta, c’è il piatto a tavola e c’è questa capacità di relazione delle famiglie numerose, dove la sera ancora si raccontano storie, invece di stare attaccati ai cellulari. Ma c’è anche la voglia di accedere a un mondo che sembra ricco di promesse, di possibilità di realizzarsi nel lavoro, e di aiutare la famiglia per poi tornare in Africa. Le spinte sono tante, ma tra queste cose c’è anche il desiderio di conoscere il mondo. Sono giovani, no? E il settanta per cento degli africani sono giovani. C’è una domanda cui non sanno dare una risposta: perché dei loro coetanei possono venire liberamente in vacanza in Africa con un aereo, mentre se loro cercano di andare in Europa devono rischiare la vita su un barcone?». Matteo Garrone (da Il Venerdì di Repubbilca)

Io capitano dà voce a una narrazione diametralmente opposta a quella fornita dai vari strumenti di informazione italiana, dai media generalisti, dal governo stesso (manco a dirlo), e senza mai un briciolo di paternalismo o di moralismo spicciolo; afferma e rappresenta i sogni di persone lontanissime da quello che è lo sguardo occidentale sulla realtà, in cui il racconto (dei racconti, vista l’epicità e il lirismo con cui Garrone mette in scena il suo film) si frammenta in una varietà di punti di vista che illustrano una delle tante verità di questo ingarbugliato periodo storico e sociale.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette