Recensioni

7

Più che un’invasione aliena – come da titolo dell’album – quella supportata da Matias Aguayo nel suo nuovo lavoro è un’irruzione di ritmi dal mondo. Senza barriere, fuori dagli schemi della techno istituzionale. Del resto, il producer cileno, dopo le collaborazioni con Michael Mayer nel progetto synth-pop mittleuropeo Closer Musik e le pubblicazioni sulla tedesca Kompakt, ha posato lo sguardo su una visione aperta e contaminata nell’unire elettronica e latinità, sia che fosse da club che da ascolto in cuffia. Ce ne eravamo accorti già con l’album Ay Ay Ay del 2009 e poi con il successivo The Visitor, pubblicato nel 2013. Dopo sei anni, il Nostro torna con un lavoro solista che suona come un futuristico mantra psichedelico, sospeso tra l’ancestrale e il macchinico, senza un raggio di sole, ma non privo di sense of humor.

Spicca la ricchezza dei patterm percussivi (la marcetta amazzonica di We Have Seen Another World), ma non meno interessanti sono le sequenze spezzate e sincopate (2019 con i suoi minacciosi richiami rave), dove la ritualità dei tamburi viene calata in una fitta nube di smog, in un’atmosfera sospesa da film noir (la title track) o in una sorta di requiem per defunti trapper (Insurgentes). Le scoppiettanti se non travolgenti Pikin e Spread This Number guardano maggiormente al dancefloor ma, come nella tradizione del producer, in maniera differente e alternativa rispetto alle classiche derive del clubbing europeo. Più che alla techno di Berlino questi ritmi strizzano l’occhio agli incastri della footwork, alle contaminazioni del giro Bala Club o alle musiche per il teatro d’avanguardia.

Il bello di queste tracce è che sembrano animate da un piglio tanto esplorativo quanto misterico: in tal senso, rapiscono gli arpeggi e i paesaggi incombenti di Insurgentes o l’ambient dronica di Between The Risings. In Support Alien Invasion Aguayo ha delimitato uno spazio d’azione muovendosi al suo interno semplicemente dosando gli elementi. È un disco affatto complicato eppure efficacissimo nel portarti dove vuole o nel farti intendere ciò che potrebbe essere o diventare. Una produzione chiusa ma aperta insomma, fatta con gusto e intelligenza.

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