Recensioni

6

Dopo l’EP del 2010 L’amore e la filosofia, i varesini MasCara approdano al primo album e lo fanno in grande. La produzione è sontuosa, così come una cura per i dettagli profonda e attenta. Il disco, un concept sul passaggio dalla giovinezza all’età adulta – quella in cui appunto si esce di casa -, è stato anticipato da un trailer a puntate atto a introdurci ai suoni e alle atmosfere di questa storia. Grande produzione, grande attenzione alla forma, per un sound che si divide tra una contemporaneità tutta riverbero di Editors e Bloc Party (con inserti in stile Muse e Coldplay) e un passato dal quale emergono richiami Cure (Le città da costruire) e Depeche Mode (I giorni di Urano contro).

Nonostante gli antecedenti illustri e un abito che si allontana dall’universo indie rivolgendosi a un pubblico più vasto, sembra che a questo disco manchi però una decisiva spinta emotiva, soprattutto per un lavoro sui testi che non svetta mai. Se a livello compositivo il suono della band ha una connotazione comunque rilevante, soprattutto in termini di commerciabilità, i testi sfuggono, banalizzano e in qualche caso annoiano. Per un concept album, a ben vedere, non è cosa da poco. Monumenti sonori in esplosione tra l’elettronico e il baroccheggiante (Da uomo a uomo, La stanza) ma racconti le cui immagini non spiccano.

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