Recensioni

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NOI, LORO, GLI ALTRI è il disco che completa e concretizza definitivamente la fase “maturità” iniziata da Marracash con Persona. È un lavoro con cui il rapper di Barona parla ai trentenni e quarantenni attraverso sedute psicanalitiche (Dubbi), letture della contemporaneità (Cosplayer) e storytelling urbani di ottimo livello (Noi): sono questi i tre pezzi cardine del disco. Insomma è il disco in cui definitivamente si fa gli adulti schivando il pericolo boomeraggio che pure era dietro l’angolo. È un lavoro che funziona perché legge il presente senza fare la morale.

Sia chiaro, non tutto fila liscio. C’è un fondo di retorica stradaiola moscia e paternalistica (Laurea ad Honorem, il pezzo più fiacco e bruttarello di tutta la scaletta), c’è un anti-populismo che è esso stesso populista perché si compiace nel dire ad alta voce le verità che tutta una bolla gode nel sentirsi dire; e lo fa citando le cose giuste, giustissime, pure fin troppo: da Mark Fisher («riesco a immaginare più la fine del mondo, che la fine della differenza sociale») a Raffaele Alberto Ventura, la patina da ultimo intellettuale di cui si legge in giro è probabilmente molto ovvias per chi intellettuale lo è davvero, e spesso (soprattutto in Cosplayer) dice concetti tanto condivisibili quanto ovvi e già pacificamente accettati da chi questo disco se lo sta ascoltando a nastro. In altre parole: manifesto è, ma un manifesto un poco risaputo e scontato per quanto, visto i plausi che sta raccogliendo, probabilmente ci fosse bisogno che un personaggio di questa caratura esplicitasse questi contenuti. Poi può anche legittimamente non fregare nulla della storia/separazione tra Marra e Elodie, per quanto sia innegabile che loro due (molto più dei Ferragnez) siano la cosa più vicina a Jay-Z e Beyoncé che potessimo avere in Italia – e infatti il video di Crazy Love proprio loro omaggia. 

Detto questo, musicalmente l’album funziona decisamente meglio di Persona, che aveva dei pezzoni – soprattutto all’inizio – ma poi si perdeva un po’ per strada scadendo talvolta nella radiofonia usa e getta (vorremmo tanto essere riusciti a dimenticare Bravi a Cadere). A questo giro si apre con due ottime cartucce – la banger Loro e il campionamento pavarottiano di Pagliaccio – ma si prosegue restando su ottimi livelli: croccante ad esempio il campionamento di The New Birth degli Honeybee in Cosplayer, che crea un bel ponte con Clan in Da Front del Wu-Tang Clan; a proposito di sample, poteva essere un disastro e invece si risolve in un tamarrissimo confettino pop la riesumazione di Infinity di Guru Josh nell’inno alle romanticherie più zarre Love con Guè.

Episodi più debolucci non mancano, come la già detta Laurea ad Honorem o la loffia ventata di synth-pop anni ’80 di Giorni stupidi (questa sì, a rischio «ok, boomer»), ma nulla che affossi troppo la media. La produzione è sempre di altissimo livello e il flow di Marra è da sempre una garanzia per qualsiasi cosa cui si presti. In conclusione: capolavoro no, album importante probabilmente sì, anche e forse soprattutto per chi non ascolta rap abitualmente o ha bisogno di sentirsi dire (ben) cose che già sa.

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