Recensioni

6.2

Intorno a Persona, il suo comeback discografico dopo tre anni da Santeria (in tandem con Guè Pequeno), Marracash ha costruito senz’altro la narrativa giusta: scomparso dai social per un bel po’ di tempo, ad eccezione di qualche ospitata qua e là sembrava chiuso in un isolamento non troppo sano; ora il ritorno con un quinto disco venduto come il più personale della sua carriera sin dal titolo, concept anatomico, abbondante di citazioni già dalla copertina (l’omonimo Persona di Ingmar Bergman) e sfoggiante i feat. giusti – dal sodale Guè allo scialbo prezzemolino Coez, dai lanciati Mahmood e Massimo Pericolo al discusso Golden boy Tha Supreme.

Ma venendo alla musica: l’inizio del disco è quello giusto, con una intro cattiva a puntino e due episodi molto classic che sfoderano un boom-bap bello vintage sopra a due beat veramente indovinati; Qualcosa in cui Credere riesuma Kothbiro del gruppo psych kenyano degli anni’70 Black Savage (già ripescati da Kanye West in Ye), mentre Quelli che non Pensano omaggia il classicone di Frankie Hi-Nrg. Anche Appartengo con Massimo Pericolo è decisamente riuscita, e sembra quasi una ripresa della fortunata Sabbie D’Oro del rapper varesino. 

Da qui in poi l’album si assesta su un saliscendi qualitativo mai troppo vertiginoso né in positivo né in negativo, tra ritornelli particolarmente deboli (la generalista Bravi a Cadere, non a caso portata nel live di X-Factor, o Da Buttare), ed episodi rivedibili come Supreme con Sfera Ebbasta e un fastidioso Tha Supreme. Poi arrivano barre talmente trash da sembrare kanyesche (come in Da Buttare, con un illuminante «ma che ne so di Trump e Putin / I just wanna put in»), seguite invece da riusciti bozzetti di amori auto-distruttivi (la personale Crudelia) e da contagiosi numeri dance filo-ecologisti (Greta Thunberg con Cosmo). Insomma: capolavoro no, ma un discreto ritorno con diverse cose buone da scegliere. 

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