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7.5

Il disco che non ti aspetti su Rocket è quello della portoghese Marlene Ribeiro anche se va detto che a vario titolo e sotto varie sigle l’artista lusitana si era già manifestata nei circuiti più off delle musiche underground: giusto per dare due coordinate, ricordiamo il duo Due Matte con la nostra Valentina Magaletti e pure le partecipazioni a vario titolo nel collettivo Gnod, questo sì legato a doppia mandata all’etichetta inglese, a garanzia di militanza nelle fasce più sperimentali e coraggiose delle musiche contemporanee. Sia come sia, questo Toquei No Sol è la sua prima prova in solo ed è una sorpresa totale e a volte spiazzante. Immaginate una lunga, oppiacea e (tra)sognante versione delle atmosfere da tropicalia di ritorno, in bassissima e suadente battuta, ipnotica ipotesi di un dreampop lusofono disperso in una tentacolare foresta pluviale tra echi di riti ancestrali e mai invadenti ritmiche tribali, canzoni tradizionali che uniscono delicatezza minimale e stati d’animo unici come la saudade, field recordings ed estasi naturalistica. Sì, per chi scrive, in una parola: bomba!

Basterebbe l’iniziale Quatro Palavras per comprendere come la Ribeiro tratti e unisca le coordinate di cui sopra per farci entrare piano piano nel suo mondo sonoro. Un mondo sonoro che è misterioso e affascinante, multicolore e iridescente, arcaico quasi come fosse fuori dal tempo e affascinante; di quel fascino ambiguo, misto di eccitazione e timore, che si può provare perdendosi nella foresta amazzonica tra millemila input sonori, visivi, olfattivi o, al tempo stesso, di quella malinconia atavica che si può provare solo di fronte all’immensità dell’oceano e alla consapevolezza di essere alla fine del mondo. Ma la musica di Ribeiro, la sua voce, ora cantilenante (Toquei No Sol), ora ethereal come nel miglior dream-pop degli ’80 (Forever), così come le atmosfere che sa imbastire mantenendo sempre tutto in un equilibrio perfetto, senza mai affondare né esagerare, è la migliore guida possibile per ritrovare la via e ritrovare se stessi. Quando si è giunti però a riveder le stelle, arriva il meglio: la chiosa di un disco molto bello com’è questo Toquei No Sol, non può che essere affidata alla perla migliore, ovvero What It Is, sette minuti di estasi suprema tra tribalismo minimale, indolenza visionaria e ipnosi ancestrale.

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