Recensioni

7.2

Ha sempre a che fare con la memoria, la ricordanza, volendo forzare la mano anche con l’ipnagogia, la musica di McGuire. Specie adesso che gli Emeralds non esistono più e ci si può concentrare sulla sua produzione in solo, emerge sempre più forte questo aspetto intimista e personale che diviene, ad ogni passo discografico, sempre più centrale nell’operato dell’americano. Non più ossessionato dalle volute cosmiche tendenti alla new age che avevano caratterizzato le gesta del terzetto di Cleveland, McGuire sembra liberarsi (librarsi, per certi versi) e muoversi così verso lande non troppo distanti, ovviamente, dalla sua storia musicale – lo stile chitarristico è riconoscibile ormai come “classico” – ma di sicuro molto più personali e pregne di una ricerca filosofico-teorica di prim’ordine.

Quelli messi in scena da McGuire sono, anche nelle distanze più ampie (vedi i 12 minuti di The Istinct), piccoli haiku sonori, delicati e sospesi in una caligine fumosa e indistinta in cui gli intarsi di chitarra si mischiano a una strumentazione varia – archi, una sezione ritmica ogni tanto, molta effettistica, qualche voce campionata – in grado di costruire un immaginario forte e ben definito. E quell’immaginario sembra tendere, come senso generale, ma anche nelle parole stesse dell’autore (che si riferisce a Along The Way come “an odyssey through the vast, unknown regions of the mind”), ad una sorta di storicizzazione della tradizione chitarristica americana. Echi di blues desertico ipnotico e solipsistico, spunti da colonna sonora della vastità e del senso di spaesamento, folk intimista del terzo millennio, “americana” estatica e sognante e quant’altro ancora, sembrano fornire una sorta di summa ad una visione musicale che è tipicamente americana e che contribuisce, insieme ad altri grandi del solo di chitarra a stelle e strisce, a fornire tasselli per la (ri)creazione del mito di un Paese senza storia.

C’è un senso di stupore continuo nelle note – di cui titoli come Awakening, Wonderland Of Living Things, In Search Of The Miracolous non sono che ulteriore conferma – di Along The Way, così come riecheggia continuamente il tema del viaggio, psichico ma anche fisico (The Lonelier Way, Arrival Begins The Next Departure), che sembra essere l’altro pilastro portante di quello che si può considerare il capolavoro del chitarrista americano.

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