Recensioni

A due anni di distanza dall’interessante esordio di Zarastro la band livornese guidata da Giorgio Mannucci torna con un lavoro ambizioso e complesso che fa dell’incontro con altri musicisti, progetti ed esperienze il suo punto di forza. Dancing With Viga è un album estremamente variegato, che conosce episodi più riflessivi, cantautorali, di molto prossimi alla canzone pop italiana, ed altri più eccentrici, esotici o evocativi.
Dicevamo delle collaborazioni, a iniziare da quella con Lisa Papineau (membro dei Big Sir che vanta collaborazioni con Air e M83) che impreziosisce Two Young Lovers donandole un respiro profondo in un’andatura sostenuta da naturale complicità. Dicevamo dei tanti sapori da gustare, come in The End Of The World, con Sinfonico Honolulu (Targa Tenco 2013 insieme a Mauro Ermanno Giovanardi per Maledetto colui che è solo) ad accompagnare con ukulele e ritmi incalzanti verso la confusione della fine. Ma è soprattutto l’impianto complessivo che sostiene i suoni di questo disco a convincere: con intermezzi di cori, flauti ed archi a impreziosire un album pop che non disegna di trasformarsi in qualcosa di più. Lo fa ad esempio in Mom & Dad, con inserti di archi a dipingere il caldo paesaggio su cui si dipanano intrecci chitarristici, o in Something To Die For, uno dei momenti più apprezzabili del disco: un climax di archi, arpeggi di chitarra e note di piano alla disperata ricerca di qualcosa ancora sconosciuto ma necessario. Ghost In Me è la sintesi del perfetto equilibrio di suoni dei Mandrake, in cui maggiormente si rivedono le influenze british anni ’60 che avevano caratterizzato il primo episodio.
Bravi a mantenere insieme tante influenze così disparate e tanti stili così eterogenei grazie a qualità e credibilità, i cinque hanno tutti i presupposti per tentare in futuro anche la carta dell’estero. Nel mentre, si propongono come una delle uscite italiane più interessanti di questo inizio di nuovo anno. Scusate se è poco.
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