Recensioni

7.1

Mandrake sono giovanissima band livornese che ha debuttato via Forears lo scorso dicembre con l’album Zarastro. Giorgio Mannucci, ideatore del progetto e cantante della band, lo avevamo già incontrato con i The Walrus, formazione concittadina con all’attivo Never Leave Behind Feeling Always Like A Child del 2008. Se con il gruppo precedente si era dalla parti di un rock garagista in salsa brit, con i Mandrake Mannucci vira verso i territori più raffinati del baroque folk-pop.

Zarastro si presenta infatti con undici canzoni che uniscono uno spiccato senso per la melodia all’innegabile preparazione tecnica del gruppo. Una formazione che, pur avendo assimilato la lezione dei padri – i Beatles in primis, con l’orecchio puntato a Sgt. Peppers e White Album, ma non mancano un certo gusto per le armonie vocali a marca Beach Boys e il pop sofisticato del primo Sting -, riesce a costruire un album in equilibrio tra rigore e personalità, più che coeso nell’insieme e credibile nella sostanza dei singoli episodi.

Il breve sussurro di I’m So Confused – part 1, traccia di apertura, introduce all’arpeggio acustico di Time, in cui l’incedere groovy della voce è via via evidenziato dalla presenza di violino, flauto e mandolino. The Copelands è un crescendo elettrico venato di malinconia, da cui emerge la capacità vocale di Chianucci – peraltro sempre in primo piano ma mai sopra le righe – grazie al riuscito gioco di compresenza tra i vari strumenti (non solo chitarre e violino, ma anche viola, tromba, piano e contrabbasso). La successiva I’m So Confused – part 2 – uno dei brani più convincenti del lotto – gioca con gli accenti di un folk essenziale a cui il violino conferisce un’atmosfera bucolica che sul finale si tinge di delicati arabeschi sinfonici, come anche in Nothing Is Predictable, altro episodio folk in aria chamber.

Il mood cambia ancora con la marcetta pop di Uncertain Moment, mentre Soft Temple chiude un album che già dal primo ascolto convince per la personale ricercatezza ed eleganza.
 

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