Recensioni

6.7

All’aprirsi della stagione post- della chillwave (o glo-fi, che dir si voglia) la rappresentanza nostrana, messa di fronte a un ipotetico bivio, ha perlopiù scelto la via “muscolare”, vuoi abbracciando contaminazioni glitch-hop (Go Dugong), vuoi esaltando la propria matrice pop (coi synth-washes che diventano linee sempre più “punchy”, Welcome Back Sailors) o ancora fuoriuscendo dai confini di genere con vere e proprie virate (quella sulla techno del Marco Ricci solista). Fa dunque piacere vedere qualcuno imboccare il sentiero opposto e concentrarsi sulla dilatazione della materia (che fu) fino a portarla sull’ambient.

Poco male se la direzione risulta inizialmente imposta dalla mancanza di mezzi e conoscenze idonee a concretizzare in musica le proprie visioni. Poco male perché le doti principali di questo Machweo – Giorgio Spedicato da Carpi – sembrano essere un’incorruttibile umiltà e, al contrario, una testarda tenacia. La prima lo porta a porre rimedio alle proprie carenze con tutto quello che gli capita a tiro e a trovare, dunque, un primo potenziale marchio di fabbrica nelle doti organicissime del parco percussioni self-recorded e nell’ampio uso di field-recordings che si aprono su spaccati del quotidiano. La seconda gli impone di crucciarsi per far propri l’incedere liquido dell’affine MMOTHS (che a sua volta include U Stronger nel FADER Mix dello scorso ottobre), i giochini sulle vocals pitchate e certi tessuti ritmici del Wedidit Collective (Shlohmo, etc), la tappezzeria (mai abbastanza elogiata) di casa cLOUDDEAD.

Il progresso rispetto ai due precedenti EP (Sunset e No Way Out, entrambi del 2012) si nota, sta tutto nello sforzo aggiunto per far presa sul lato emozionale ed è particolarmente evidente nelle rinvigorite ossature chitarristiche dei pezzi: piuttosto che di certa folktronica sanno, non a caso, di lezione The xx ormai acquisita come generazionale (e il conto torna anche nell’assonanza a livello visuale del clip di Chase The Sun).

Restano da migliorare i collanti dronici (idealmente à la Boards Of Canada) e certe proiezioni in crescendo conservano ancora un retrogusto d’acerbo, ma ciò nulla toglie al fatto che Machweo sia – ora più che mai – un nome da tenere sotto osservazione speciale: per ricordarci di aver avuto in casa un altro giovane di tali prospettive ci sembra di dover tornare alle prime cose di Vaghe Stelle e sembrano essere passati dei secoli.

 

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