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6.1

Terzo LP – in una discografia per il resto assai nutrita di uscite su breve e media distanza – a nome Lusine per Jeff McIlwain, accasato da dieci anni su Ghostly International.

Disco atemporalmente concentrato su una downtempo placida – in certi momenti anche troppo, diremmo stiracchiata, On the Telegraph – asciutta e sicuramente ben tornita (la semplicità e la pulizia da manuale di Lucky e First Call), che vira pop – e tinge di minime sfumature house, February – le proprie radici electro, smezzato tra strumentali programmatici fin dai titoli (l’apertura panoramica del pezzo omonimo) e pezzi cantati (dalla moglie del produttore Sarah;Get the MessageWithout a Plan).

Atemporale e per questo mai irritante, ma innocuo sì. Nessuna non diciamo sorpresa ma neppure nessun guizzo, nessun infiammamento (per quanto pure si pigi sul pedale di un pathos a questo punto mai veramente ascensionale), in dieci pezzi che scivolano appunto come musica da sala d’attesa – solo un paio si smarcano da questa formula e dalla generale solarità/pastellosità dei toni, particolarmente l’incalzante rincorrersi di Stratus – e che non spostano nulla e forse nulla avrebbero spostato anche fossero usciti dieci anni fa.

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