Recensioni

Ve li ricordate i Rapture, vero? E ricordate che l’anno scorso si sono riuniti, a più di un lustro dallo scioglimento, per una serie di concerti e apparizioni dal vivo andati in scena tra aprile 2019 e marzo di quest’anno? Ora però Luke Jenner, leader e fondatore dello storico gruppo statunitense tra i capofila del post-punk revival andato in scena principalmente nella prima metà degli anni ’00, si mette in proprio e dà alle stampe il suo primo album da solista. Pertanto, chi si aspettava che la rimpatriata dell’ensemble avrebbe fruttato a breve nuova musica del marchio dovrà, presumibilmente, attendere ancora un po’. C’è da dire però che il trio newyorchese non si ferma e proseguirà con l’attività live nei prossimi mesi, in quanto svariate altre serate inizialmente programmate per l’anno in corso sono state posticipate al 2021 a causa della pandemia da Coronavirus.
Anche 1 ha subito uno slittamento, seppur solo di poche settimane. Atteso in uscita a metà maggio, è stato spostato a fine luglio. «Ho fatto questo disco mettendo assieme famiglia, amici e musica in una cosa sola – ha detto l’artista presentando il lavoro – Non l’ho fatto per ferire nessuno o rivolgendomi a qualcuno in particolare. Volevo semplicemente avere una conversazione con coloro che sono disposti ad avere un dialogo con me». Il disco, in effetti, è fortemente autobiografico e parla sia di traumi infantili (il cantante e chitarrista è stato vittima di molestie, si è appreso dalla stessa press release) che di gioie relativamente al nuovo contesto familiare.
Anticipato dalla ballad piano/voce You’re Not Alone, questo esordio in solitaria richiama sì le molte influenze acquisite dai Rapture nel corso degli anni, al di là dell’afflato danzereccio che li ha sempre contraddistinti, ma potremmo pensarlo anche come un modo per Jenner di giocare le sue carte con maggiore libertà. Lo stesso primo estratto è un – verrebbe da dire pericoloso, in quanto ai limiti del plagio – gioco di equilibrismo di tre minuti scarsi sugli accordi di una Creep dei Radiohead (pezzo che, guarda caso, riecheggia anche nell’arpeggio di chitarra e negli infelici e sofferenti cori di Asshole); così come dopo aver ascoltato la conclusiva About To Explode non si può non avere voglia di rimetter su Heroes di David Bowie. Anche la cadenza del testo nella strofa è la stessa del leggendario brano del Duca Bianco, laddove la mitica frase d’apertura «I, I will be king» è stata sbianchettata a favore ora di un «I, I sing this song», ora di un «Time, time is so slow». Ascoltare per credere.
E come non sussultare di fronte agli epici e combinati richiami U2/Arcade Fire dell’interminabile All My Love, che nasce rievocando le atmosfere di una City Of Blinding Lights e si dipana, sostenuta ritmicamente da un’instancabile e martellante grancassa, lungo la scia di una Rebellion (lies)? Il maquillage, tuttavia, riesce bene e Jenner confeziona comunque una serie di ottimi passaggi, sicché se lo può permettere, di citare i grandi. Anche perché non rinuncia a sorprendere. If There Is A God, per dire, ha un incipit a chiare tinte art-rock/ambient, prima di prorompere in tutta la sua danceability dai furori funk decisamente 70s, sullo stile dei padri putativi Talking Heads, così ben mescolati a certi influssi calypso/lounge/afro che piacerebbero perfino agli Animal Collective. Gustosissima. Ma c’è anche tanta psichedelia a riempire i solchi di quest’opera prima, dalla pinkfloydiana opening track A Wonderful Experience alla bella Die One Day.
Le cose, in 1, non sono mai come sembrano. I brani spesso iniziano in un modo per poi svilupparsi in tutt’altra direzione, mescolando candore ed eroismo, mascolinità e femminilità, silenzi e caos, melodia e sperimentazione. I’m Still Alive è un esempio perfetto in questo senso, un brano che ha l’ulteriore pregio di affrontare il tema dell’abuso sessuale con una buona dose di genialità e – diremmo – autoironia, per quanto si possa scherzare su cose del genere. Insomma, il debutto del Nostro non è un diversivo campato in aria tanto per passare il tempo in quarantena, e neanche una seduta di training autogeno utile solo all’autore. Al contrario, Jenner ci ricorda che per superare i propri traumi e diventare un padre e un marito migliore non basta uno schiocco di dita, ma bisogna impegnarsi giorno per giorno, proprio come ha fatto lui con questo disco.
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