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6.9

Io ho vissuto nella mia vita solo amori problematici, non so cosa significhi stare bene con una persona. E’ una cosa di cui non vado fiero, ma è la verità. Ho paura di incontrare una persona serena, di non capirla”. Queste brevi parole, estrapolate da un’intervista rilasciata a Nunzia De Girolamo su RAI 2 descrivono, meglio di altre, Il mio lato peggiore”, sesto disco in studio di Luché pubblicato lo scorso 16 maggio per Warner Music tre anni dopo il precedente Dove volano le aquile.

Sì perché il nuovo progetto del fondatore dei Co’Sang getta le fondamenta su un concetto di solito aleatorio, stavolta messo ben a fuoco: la sincerità. Nelle diciotto tracce (con sedici feat che incredibilmente non danno particolarmente fastidio) il nostro gioca con l’estremo, fluttuando tra lo solito storytelling da maschio alfa a momenti più conscious. È un gioco di estremizzazione quello proposto dal campano, abile a mettere sul piatto il suo vissuto senza filtri in nome di un dualismo che, probabilmente, nasconde qualcosa di personale molto profondo, forse incompiuto.

Il suono si smarca dall’effetto playlist tipico dei tempi odierni seguendo pedissequamente quello già sciorinato nel capitolo precedente. I beat, di solito serrati, si lasciano andare di tanto in tanto ad aperture più pop senza però cadere nell’oblio dell’ovvio. C’è un po’ di tutto: dalla voglia di saper mitragliare anche su territori più affini ai suoi ospiti (vedi Miami Vice con Simba La Rue e Sfera Ebbasta o l’istant banger Ginevra con Geolier) a passaggi più street (Hilary con Guè e Nerissima Serpe in cui si palesa anche una citazione a Wanksta di 50 Cent), passando per carezze r’n’b (La mia vittoria con Marracash e Giorgia).

Tuttavia è nei pezzi più introspettivi che il nostro spara le cartucce migliori, come dimostra Lettera alla pistola alla mia tempia (skit), processo a sé stesso in spoken word, Morire vuoto, traccia di controversa malinconia e Nessuna, facile hit in zona Mecna in cui emerge un lato romantico ma non stucchevole. Il paragone con la fast life di guepequenana memoria è presto fatta, ma a differenza dello sguercio, Luché sembra non farlo per puro status, bensì per rimarcare un ossimoro interno con cui ancora fare pace.

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