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7.8

Dapprima Like Little Garrison Besieged, in formula a tre, che dispiegava l’armamentario e cominciava a porre i paletti nel recinto sonoro del gruppo; poi una intensa attività live che ha rodato l’impostazione libera delle composizioni dei Luminance Ratio, allargando con l’ingresso di Sigurtà e Mauri le potenzialità e gli orizzonti sonori della formazione; infine il riconoscimento internazionale e di alta caratura, in particolare nei due split 7” condivisi, il primo con Steve Roden, e il secondo – uscito da qualche mese – con Oren Ambarchi. Luogo di confronto ad armi pari, il secondo volume della Seven Inch Series, con l’australiano che sorprendeva grazie a un droning sospeso di chitarra sommato a evocativi corrispettivi vocali – con un Curfew che diventa una sorta di rituale pagano – e i Nostri a tenere egregiamente il confronto dimostrando di aver gettato le basi per una psichedelia (tra)sognante e sfuggente a base di free-form folk e suoni sgocciolanti.

Ora i tempi sono maturi per l’album nuovo, Reverie, che è un incredibile balzo in avanti rispetto al percorso di crescita segnalato sopra. Un lavoro che tiene fede al titolo scelto, per quelle dinamiche oniriche che sembrano trainarlo ora affogate in masse di rumore, ora posizionate in quiete lande di panorami quasi statici: l’intro affidata a Before The Dawn e al suo carillon di suoni e frequenze “sfasate” rivendica sommessamente ma in maniera ferma il patto con l’ascoltatore: abbandonare ogni remora della coscienza lasciandosi guidare dal flusso sonoro, così da entrare nell’alveo di un disco che è onirico fino al midollo. Un territorio di confine tra coscienza e incoscienza a cui corrisponde una trasposizione sonora borderline che sfiora i generi sperimentali più trafficati degli ultimi decenni – il post-rock in ogni sua salsa, la psichedelia più avant, i generi di confine come ambient, noise ed elettroacustica – senza mai farsi tentare in maniera troppo netta dall’uno o dall’altro e rimanendo sospeso in un non-luogo sonoro sfumato, sfuggente ma riuscito. Specie se si considera la capacità dei quattro di sintetizzare quella sensazione di “reverie” apertamente ricercata in tutto il lavoro.

Improvvisati panorami jazz, deliqui estatici, frattali sonori avant-classical, tetra soundtrack music, elettroacustica, polverosa e notturna sono le infinite forme con cui i Luminance Ratio riescono a trasformare e far vibrare una atmosfera sospesa ed eterea. Inutile dire che Reverie è uno dei migliori tre album prodotti in Italia in questo 2013.

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