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Custodi di un immaginario post-adolescenziale che in sei album ed altrettanti Ep sono riusciti a costruire fors’anche inconsapevolmente, i Los Campesinos! tornano a far sentire la propria ‘voce’ a distanza di ben sette anni da Sick Scenes. All Hell è il nuovo disco, in uscita il 19 luglio via Heart Swells, e fotografa con sincerità la band nell’attimo esatto in cui si scopre adulta. Dopo aver trascorso buona parte dei frenetici esordi a metabolizzare problemi relazionali, endorsement politici e delusioni calcistiche, il lavoro sembra riuscire a metterli (finalmente) nella giusta prospettiva scontrandosi con una realtà deludente e impossibile da scardinare con il solo impeto di una canzone.

Sempre in bilico tra un indie-rock ruggente (To Hell in a Handjob) e puntate emo da serie tv adolescenziali ‘90s (Feast of Tongues), i “Contadini” sviscerano la materia pop nelle declinazioni -post quando si inseriscono in scia agli American Football (The Coin-Op Guillotine), ora power-pop (Holy Smoke) altre su timbriche debitrici dell’heartland rock dei Gaslight Anthem di Brian Fallon (Moonstruck), altre ancora diluite su echi di chitarre graffianti provenienti dai nineties indie-rock dei Pavement e dei mai domi Broken Social Scene (kms).

Come un vecchio amico che incontri per caso dopo anni di silenzio, All Hell suona come un lungo abbraccio conciliatorio (Adult Acne Stigmata) con quella parte di vissuto che si fa fatica a mettere da parte. In appena cinquanta minuti, sospesi tra corse a perdifiato e parentesi estatiche, il racconto degli ultimi sette anni filano via come una leggera brezza estiva.

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