Recensioni

Tornano i Los Campesinos! e lo fanno con un album dove la rinnovata capacità discorsiva di Gareth David incontra un indie-rock ispirato. Anche questo Sick Scenes parla di «relazioni, del bere, di calcio e malattie mentali», come lo stesso cantante afferma, ma lo fa con una ritrovata creatività palpabile sin da Renato Dall’Ara (2008), in cui coretti e un ritornello catchy catturano da subito l’attenzione.
Sick Scenes scorre via facendo passare in maniera piacevole la quarantina di minuti su cui si distendono le sue undici canzoni e lasciando all’ascolto una freschezza mai boriosa. Così, la foga di Sad Suppers, la frenesia di I Broke Up Amarante e l’ampio respiro di A Slow, Slow Death sono lavori di fioretto che celano un gusto pop sopraffino. E se The Fall Of Home e Here’s To The Fourth Time ci sembrano un buon compromesso col passato della band, i battimani in From Whom The Bell Tolls sono lì a farci capire che i Los Campesinos! non sono più il gruppo da MySpace che sfidava l’establishment, ma hanno lavorato duro negli anni per creare il proprio immaginario e renderlo credibile.
Il Galles come il Canada. I “contadini” britannici mantengono quel senso di coralità che aveva già caratterizzato i precedenti lavori (Romance Is Boring su tutti) spostando però la chiave canadian-pop del collettivo su direttive maggiormente power-pop e punk. Nell’attraversare l’altra sponda dell’Atlantico, l’epica targata Arcade Fire e Broken Social Scene si è ridimensionata a favore di una narrazione semplice e diretta del quotidiano. Dopotutto, come notava Zagaglia in sede di recensione, i Los Campesinos! «sono come un buon vecchio amico che nella frenesia quotidiana si tende a non considerare, ma che poi, una volta ritrovato, ci fa tornare in mente i piacevoli momenti passati insieme e la voglia di viverne altrettanti».
Un buon ritorno, questo Sick Scenes, la testimonianza che si può crescere rimanendo contemporanei e senza perdere di vista la propria identità.
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